70 anni della NATO – Le origini e la Guerra Fredda

 

Il 4 aprile 1949, attraverso la firma del Patto Atlantico, nasce a Washington la NATO (North Atlantic Treaty Organization), l’organizzazione internazionale preposta alla difesa delle Nazioni occidentali dalla minaccia costituita dall’Unione Sovietica. Inizialmente composta da 12 Stati (Stati Uniti, Canada, Italia, Francia, Gran Bretagna, Belgio, Olanda, Lussemburgo, Norvegia, Danimarca, Islanda e Portogallo), l’Organizzazione allarga gradualmente la sua membership, arrivando ad includere tutti i principali paesi europei.

L’Alleanza atlantica traeva la sua origine dalla percezione che Stalin, dopo la seconda guerra mondiale, non fosse affatto soddisfatto della spartizione geografica prodotta dalle svariate conferenze di pace e che stesse pianificando, insieme agli Stati satellite dell’Europa orientale, un progetto espansionistico ai danni dell’Europa occidentale col fine ultimo di diffondere ulteriormente l’ideologia comunista. I fatti di Berlino del 1948 contribuirono certamente ad alimentare le tensioni tra il Blocco occidentale e quello orientale. Infatti, dopo la suddivisione della capitale tedesca in 4 zone di influenza (tre sotto il controllo occidentale e una sotto il controllo dell’URSS), Stalin cominciò a manifestare un forte dissenso di fronte alla gestione logistica di Berlino, che consentiva ai cittadini sotto il regime sovietico di attraversare il corridoio verso l’Ovest. La situazione degenerò quando, il 24 Giugno 1948, l’URSS decise di interrompere il traffico stradale e ferroviario, e con esso l’afflusso di carbone e derrate alimentari, fra Berlino e l’occidente, realizzando quello che passò alla storia col nome di “Blocco di Berlino”. Il messaggio lanciato dalla strategia sovietica era inequivocabile: il riconoscimento dell’autorità sovietica sull’intera città di Berlino non era più negoziabile. La risposta del mondo occidentale fu coraggiosa e spavalda e portò alla costituzione di un ponte aereo, una misura che consentì la consegna di milioni di tonnellate di cibo ed altre forniture a Berlino Ovest, assicurando la sopravvivenza della popolazione e l’umiliazione dell’impero sovietico.

Il timore di un possibile allargamento della sfera di influenza sovietica favorì di fatto la decisione di dar vita ad un progetto comune del mondo occidentale. È sulla base di questa preoccupazione che prese forma la NATO, un’alleanza militare che fondava la sua identità non sull’offensiva militare bensì sulla “difesa collettiva” dalla minaccia rappresentata dall’URSS. Come afferma lo stesso Articolo 1 del Patto Atlantico, “le parti si impegnano a comporre con mezzi pacifici qualsiasi controversia internazionale in cui potrebbero essere coinvolte, in modo che la pace e la sicurezza internazionali e la giustizia non vengano messe in pericolo, e ad astenersi nei loro rapporti internazionali dal ricorrere alla minaccia o all’uso della forza assolutamente incompatibile con gli scopi delle Nazioni Unite.”

È prevista una consultazione tra le parti ogni volta che sia minacciata l’integrità territoriale, l’indipendenza politica o la sicurezza di uno degli Stati firmatari. A tal proposito, l’Articolo 5 descrive l’eventualità in cui si verifichi un attacco armato ad uno degli Stati membri. In virtù di quanto ivi indicato, si stabilisce che ciascuna delle parti, “nell’esercizio del diritto di legittima difesa, individuale o collettiva, (…) assisterà la parte o le parti attaccate intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l’azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l’uso della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell’Atlantico settentrionale”. In questo modo veniva realizzata una gestione comune dei dispositivi di difesa dei diversi Stati occidentali, in modo tale da garantire una reazione unitaria ad un eventuale attacco.

Sin da subito, l’Unione Sovietica protestò energicamente denunciando la natura aggressiva del Patto e, di lì a pochi anni, nel 1955, diede vita ad un’Alleanza militare speculare, con lo scopo di difendersi da un’eventuale aggressione della NATO: il Patto di Varsavia. L’alleanza venne stipulata tra l’Unione Sovietica e i suoi Stati satelliti, gli Stati dell’Europa Orientale, che insieme rappresentavano il Blocco sovietico e di conseguenza un importante controbilanciamento all’influenza politico-militare esercitata dalla NATO nel vecchio continente. Autorevoli analisti di tutto il mondo individuano nell’istituzione del Patto di Varsavia uno degli atti costitutivi della “Guerra Fredda” tra le due superpotenze e i rispettivi blocchi. Tale espressione, coniata per la prima volta dal giornalista americano Walter Lippman, sta ad indicare un conflitto mai combattuto sul campo militare, ma piuttosto su quello della politica, dell’ideologia e della propaganda, un conflitto capace di alimentare tensioni a livello globale data l’ormai evidente spaccatura internazionale (il c.d. Bipolarismo) che andava delineandosi tra i due Blocchi. Pur non avendo la NATO mai condotto operazioni militari durante la Guerra Fredda, la contrapposizione tra i due schieramenti diede luogo ad una corsa agli armamenti sempre più micidiali, alla costruzione di massicci arsenali nucleari ed alla costituzione del cosiddetto “equilibrio del terrore” o “pace armata”, una condizione in cui entrambe le parti giustificavano il possedimento di armi nucleari con la necessità di difendersi dalla controparte. Tuttavia, i leader di entrambi gli schieramenti compresero presto che la guerra termonucleare globale non sarebbe stata nell’interesse di nessuna delle due superpotenze, conducendo con molta probabilità alla reciproca distruzione di entrambi i contendenti. Infatti, ciò che contribuì a preservare una condizione di stallo fu la capacità che entrambe le superpotenze a capo dei due Blocchi possedevano: la c.d. Second Strike Possibility, ossia la capacità di assorbire un attacco nucleare da parte dell’avversario e di rispondere con un nuovo potentissimo attacco nucleare. La deterrenza nucleare garantiva la stabilità a livello mondiale, nonostante alcuni eventi come la Crisi Missilistica di Cuba del 1962 rischiarono di collocare il mondo sull’orlo di un conflitto nucleare.

Tra la fine degli anni 60 e la fine degli anni 80 le relazioni tra i due Blocchi, ed in particolare tra USA e Unione Sovietica, conobbero finalmente una fase di distensione, segnando la fine delle tensioni militari e l’avvio di rapporti bilaterali amichevoli. In particolare, con l’avvento al potere di  Michail Sergeevič Gorbačëv ai vertici del Partito Comunista Sovietico, il  1987 divenne un anno cruciale per il destino del continente europeo, in quanto sancì la sigla del Trattato INF da parte delle due superpotenze. Esso pose fine alla vicenda degli euromissili, ovvero dei missili nucleari a raggio intermedio installati da USA e URSS sul territorio europeo: prima, gli SS-20 sovietici e, in seguito alla cosiddetta doppia decisione della NATO del 1979, i missili americani IRBM Pershing-2 e quelli cruise da crociera BGM-109 Tomahawk.

La fine della Guerra Fredda coincide simbolicamente con il crollo del Muro di Berlino nel 1989 e con il successivo collasso dell’Unione Sovietica tra il 1990 e il 1991. La sconfitta del suo avversario storico e il venir meno della necessità della “difesa collettiva” dall’URSS ha portato la NATO a modificare radicalmente la sua natura, aprendo di fatto nuove prospettive nella sua visione strategica.

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