70 anni di NATO, le nuove sfide dell’Alleanza

“NATO at 70: Present and Future Challenges”. Questo il titolo del convegno che ha avuto luogo presso il Centro Studi Americani, in occasione dei settant’ anni dell’Alleanza Atlantica. L’obiettivo dell’incontro è stato quello di tracciare un bilancio sui risultati riportati dalla NATO in politica estera e di sicurezza internazionale, con un focus sull’attualità e sulle prospettive che oggi sono al centro dell’agenda politico-militare.

Ad introdurre i lavori Giovanni De Gennaro, Presidente di Leonardo e del Centro Studi Americani e Lewis Eisenberg, Ambasciatore degli Stati Uniti d’America in Italia, che hanno messo in luce i pilastri su cui poggia sin dalla sua nascita la NATO: democrazia, libertà, stato di diritto, pace e prosperità. “Oggi la NATO è forse più importante di quanto lo era nel 1949” – queste le parole dell’Ambasciatore Eisenberg – che ha poi sottolineato l’importanza del raggiungimento del 2% del PIL per la spesa militare, un invito all’Italia e a tutti i Paesi UE che non si sono ancora adeguati ai parametri indicati da Washington. È stato ribadito come una collaborazione tra USA e Russia non sia oggi possibile. “Come affermato dal Presidente Trump, la Russia non ci ha lasciato altra scelta che quella di recedere dal Trattato INF. L’Alleanza rimane compatta su questo argomento.” Così a conclusione del suo intervento l’Ambasciatore USA.

Il Keynote Speech del Sottosegretario di Stato al Ministero della Difesa Angelo Tofalo ha posto l’accento sul ruolo della NATO come luogo strategico per andare a creare le future guidelines della cybersecurity, affermando come “la nuova polarizzazione NATO-Cina sia oggi esiziale sul fronte cibernetico”.

I lavori sono poi proseguiti con l’apertura del primo Panel dal titolo “NATO: Heritage and Future” che ha visto come relatori Luca Frusone, Presidente della Delegazione Italiana presso l’Assemblea Parlamentare della NATO; Giulio Terzi di Sant’Agata, Ambasciatore, già Ministro degli Affari Esteri; Vittorio Emanuele Parsi, Professore di Relazioni Internazionali all’Università Cattolica del Sacro Cuore.

L’eredità lasciata dalla NATO è visibile in virtù dei settant’anni privi di conflitti. Questo è stato il punto di partenza per evidenziare il successo dell’Organizzazione fino al giorno d’oggi. Tuttavia, i successi riportati sino ad oggi non possono e non devono far pensare che l’Alleanza abbia esaurito i propri compiti ma piuttosto devono costituire un incentivo a fare sempre di più in termini di operatività, investimenti e modernizzazione,  specialmente di fronte alle nuove e crescenti minacce ravvisabili oggi nel panorama internazionale.

Le sfide globali su cui la NATO è oggi maggiormente impegnata vedono un contrasto con Russia e Cina. Il rinnovato espansionismo per mano di Putin nell’Est Europa suscita la preoccupazione dell’Alleanza, che ha infatti schierato un ingente numero di truppe nei paesi al confine con la Russia.

Allo stesso modo, la Cina si pone come una potenza revisionista dell’ordine internazionale esistente, puntando all’instaurazione di un regime multipolare e ad un incremento delle sue spese militari ed infrastrutturali, come dimostrato dalle recenti operazioni nel Mar Cinese Meridionale e dal progetto Belt Road Initiative.

 

Il secondo Panel “The end of the INF and the new challenges for NATO” ha approfondito il concetto di deterrenza e disarmo nucleare, con particolare riguardo alla fine del Trattato INF (Trattato sulle forze nucleari a raggio intermedio) e agli scenari che tale circostanza sta aprendo nel contesto transatlantico. Sono intervenuti Diego Brasioli, Deputy Director General for Political Affairs and Security – Principal Director for Security MFAIC; Marta Dassù, Senior Director European Affairs, The Aspen Institute; Paolo Calzini, Senior Associate Fellow, John Hopkins University, Bologna Center.

Il tema del Panel è stato cruciale per discutere il rinnovato rapporto tra NATO e Russia all’indomani della fine del Trattato INF, causata dalle ripetute violazioni da parte del Cremlino che hanno condotto all’uscita degli Stati Uniti dallo stesso accordo.

 

I lavori pomeridiani sono stati aperti da Giuliano Amato, giudice della Corte Costituzionale e Presidente Onorario del Centro Studi Americani, il quale ha ricordato come la NATO, all’indomani della fine della Guerra Fredda, avrebbe potuto allargare la sua membership ad una Russia più aperta verso l’Occidente, dando vita ad un’operazione rivoluzionaria ed impensabile fino a qualche anno prima e che oggi avrebbe potuto ridimensionare le tensioni internazionali. “La NATO rappresenta oggi l’organizzazione più integrata che abbiamo costruito, un veicolo di rafforzamento e rigenerazione in cui tutti i paesi diventano partecipi della stessa cultura” – così ha proseguito il Presidente Amato, sottolineando l’interconnessione tra Occidente e Alleanza Atlantica.

L’ultimo Panel “NATO and the Future of the Southern Flank” ha trattato il tema del Fronte Sud (Medioriente, Africa Settentrionale e Subsahariana) e l’evoluzione del Concetto Strategico in relazione a criticità come terrorismo e migrazioni. Ne hanno discusso Luciano Portolano, Capo di Stato Maggiore dell’Allied Joint Force Command Naples; Stephen J. Mariano, Dean and Deputy Commandant, NATO Defense College; Alessandro Minuto Rizzo, Ambasciatore, già Segretario Generale ad Interim della NATO.

Sono stati affrontati aspetti di carattere strategico-militare-operativo, che hanno dato rilievo  all’evoluzione dell’Alleanza, sulla base dell’adattamento, attraverso un processo finalizzato a fornire risposte in un ambiente in continua evoluzione. I tradizionali domini (terrestre, marittimo, aeronautico) su cui la NATO prepara e pianifica missioni sono stati affiancati da quello spaziale e da quello cibernetico, particolarmente rilevante in relazione al 5G cinese e alla sicurezza dei dati nazionali.

 

A chiudere la giornata di lavori Massimo Teodori, Professore Ordinario di Storia e Istituzioni degli Stati Uniti, Consigliere di Amministrazione del Centro Studi Americani, il quale, partendo da un excursus storico sugli eventi precedenti ed immediatamente successivi all’entrata dell’Italia nell’Alleanza, ha fornito una descrizione dei valori storici comuni ai Paesi membri.

 

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