“Birds of passage”: storie di immigrati italiani in America nel XIX secolo

Dalla fine degli anni ‘80 dell’Ottocento, un’ondata migratoria portò più di 26 milioni di italiani ad un esodo di massa alla volta dell’America. Spinti da vari fattori come crollo del prezzo del grano sui mercati internazionali causato dalla produzione di frumento americano e ucraino, l’incremento demografico, la crescita di un “capitalismo immaturo”, incapace di risolvere il crescente tasso di disoccupazione, specialmente nelle aree meridionali e dallo spandersi di malattie quali la malaria e la pellagra, gli italiani si indirizzarono prevalentemente negli altri paesi europei e nelle Americhe. In pochi scelsero invece di emigrare verso l’Africa e l’Oceania.

Più di due milioni di italiani sbarcarono negli Stati Uniti durante l’ultimo decennio del XIX secolo. Oltre al mito americano, che aveva raggiunto persino le case della Basilicata in cui foto di Roosevelt venivano affiancate a quelle della Madonna, un ulteriore stimolo fu dato dalla repressione dei moti di protesta in Sicilia da parte del Presidente del Consiglio Francesco Crispi. Inoltre, la scarsità di manodopera negli Stati Uniti favorì l’arrivo di lavoratori di sesso maschile privi di alcuna qualifica che si dedicavano a mestieri umili. Gli italiani principalmente si inserirono nel mercato americano come lavoratori di sigari, impiegati nelle miniere, costruzione di ferrovie e fognature o in sweatshops ad orari e ritmi massacranti.

Il principale luogo di sbarco era Ellis Island, un isolotto nel porto di New York. Era lì che ben 12 milioni di persone, dopo accurati esami medici, venivano accolti e smistati nelle varie città. Di fondamentale importanza era la figura del cosiddetto “boss”, ossia colui che faceva da intermediario tra l’emigrato analfabeta e la società americana. Il boss era un personaggio ambiguo, dedito a fornire assistenza agli immigrati e alla gestione dei loro risparmi che, al contempo, agiva come procacciatore di voti per le macchine politiche.

Genericamente identificati come “Italians” o “birds of passage”, data la loro abitudine di trasferirsi negli Stati Uniti nei mesi invernali per poi tornare in patria in autunno, gli immigrati si caratterizzavano per una scarsa volontà di integrarsi nella società locale, fatto confermato dai bassi livelli di acquisizione di cittadinanza americana e di apprendimento della lingua inglese. Tale riluttanza portò quindi alla nascita delle Little Italies, quartieri che rappresentavano un percepibile campanilismo ed un forte senso di nazionalismo nato come risposta alla mancata percezione da parte degli americani delle diverse identità locali e regionali.
Il passaggio da una prima generazione di emigrati con difficoltà di integrazione si materializzò qualche decennio dopo quando, con la presenza di una leadership medio borghese, un forte associazionismo etnico e una chiesa cattolica che garantiva sicurezza sociale provvidero alla coesistenza di diverse etnie tra cui gli italiani, i greci ed i polacchi.

 

Sofia Mazzei

 

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