Dalla politica alla sicurezza. Le sfide del nuovo ambasciatore americano in Italia. – L’opinione del direttore del CSA, Paolo Messa.

 

La sede dell’ambasciata americana in via Veneto ha un nuovo inquilino. Si tratta di Lewis Eisenberg che proprio nella giornata di oggi varcherà per la prima volta la soglia del Mel Sembler Building di Roma. Il mandato dell’ambasciatore designato giunge in un momento particolarissimo. L’Italia è alle prese con la sua lunga transizione ed è alla vigilia di elezioni politiche il cui esito appare dai contorni ancora assai incerti. La crescita di consensi nei confronti di formazioni considerate populiste rappresenta infatti un possibile ed ulteriore elemento di instabilità per un Paese come il nostro che è impegnato al fianco degli Stati Uniti in numerose missioni internazionali (dai Balcani all’Afghanistan). Lo scenario interno ed i suoi riflessi fuori confine sarà certamente una priorità per l’uomo scelto dal Presidente Trump a rappresentare il suo esecutivo e tanto più lo sarà considerando il sempre più chiaro tentativo da parte russa di condizionare i dibattiti nelle democrazie occidentali.

Non ci sarà solo la politica interna nell’agenda del nuovo ambasciatore, ovviamente. Da autorevole esponente della finanza newyorkese, Eisenberg non potrà non seguire con attenzione anche i dossier economici. Le imprese italiane guardano con attenzione al grande mercato nordamericano e non solo nella moda, nell’agroalimentare e nell’automotive ma anche nel settore delle infrastrutture dove Trump ha previsto investimenti massicci. Allo stesso modo, le grandi multinazionali americane – da Google a General Electric da Ibm a Boeing, da Lockheed Martin alle imprese farmaceutiche – hanno in Italia investimenti significativi e guardano con interesse accresciuto al nostro Paese dopo Brexit. Proprio il grande gioco degli equilibri geopolitici fra le diverse capitali del vecchio continente rende Roma un luogo particolarmente interessante. Il suo sguardo verso sud (Libia, Israele e non solo) ma anche le sue relazioni con la Russia e la Cina, fanno dell’Italia un naturale ponte dagli Stati Uniti verso il Mediterraneo.

Terza ma non ultima priorità per il nuovo capo della missione Usa nel nostro Paese sarà la lotta al terrorismo. La ferita dell’11 settembre non si è ancora rimarginata e tanto meno può esserlo per Lew Eisenberg che sedici anni fa (in quanto presidente della Port Authority di New York) era al fianco del sindaco Giuliani quando le torri gemelle vennero colpite da quello che resta come uno dei più gravi attentati mai realizzati ai danni dell’Occidente. La cooperazione e l’impegno contro l’Isis e contro l’estremismo violento e la radicalizzazione continuerà quindi come prima, con ancora maggiore vigore se possibile.

Se il nostro ambasciatore a Washington, Armando Varricchio, è già un ascoltato ed autorevole punto di riferimento, l’arrivo di Eisenberg consente all’Amministrazione Trump di “chiudere il cerchio” di una relazione diplomatica che nonostante le differenze di policy (sui cambiamenti climatici, per esempio) resta eccellente, soprattutto sui dossier che attengono alla sicurezza internazionale. A Villa Taverna l’ambasciatore sarà accompagnato dalla moglie, Judith Ann. Non avendo origini italiane, per entrambi la scoperta dell’Italia e delle sue ricchezze inizia ufficialmente oggi e difficilmente terminerà con la conclusione del mandato.

 

Paolo Messa, direttore del Centro Studi Americani

 

© 2016 - Powered By Centro Studi Americani