Intervista a William Dutton – Fake news, media e politica.

Intervista a William Dutton, Professor of Media and Information Policy at Michigan State University and first Professor of Internet Studies at Oxford.
D. Professor Dutton, quale pensa che sia la più grande conseguenza politica che potrebbe scaturire da algoritmi di ricerca distorti nelle comunicazioni via Internet?

R. La qualità degli algoritmi di ricerca è fondamentale per gli utenti di Internet, nei loro ruoli di cittadini ed elettori,  nel trovare informazioni che formino le loro decisioni politiche sui candidati e sulle questioni politiche in generale. Gli sforzi per migliorare la qualità degli algoritmi includono innovazioni come la personalizzazione, per assicurare che le ricerche producano risultati che si allineino con quello che un utente ricerca online. Proprio come le notizie di qualità sono critiche per i processi democratici, come le elezioni, così sono i motori di ricerca di qualità. Qualsiasi distorsione potrebbe offuscare l’esito dei processi politici, come quelli coinvolti nelle elezioni.

D. Crede che i governi dovrebbero svolgere un ruolo nella regolamentazione degli algoritmi di ricerca? E se si, come?

R. I governi non hanno la competenza necessaria per regolare efficacemente gli algoritmi. Gli algoritmi di ricerca sono complessi, si sono evoluti nel corso degli anni e sono costantemente in trasformazione per stare al passo con i servizi concorrenti. Sono al primo posto dell’innovazione tecnica per i fornitori di motori di ricerca.
Tuttavia, i governi possono progettare e sostenere politiche e regole volte a promuovere la concorrenza nella fornitura della ricerca, che dovrebbero incentivare la qualità nei motori di ricerca i quali sono anche facili da usare. Inoltre, le amministrazioni potrebbero servire come arbitro in occasioni in cui i fornitori di contenuti ritengono che i risultati della ricerca siano distorti in modo sistematico. Ciononostante, la concorrenza in questo settore potrebbe essere ostacolata da un eccessivo o inadeguato disciplinamento. Infatti, una scarsa regolamentazione avvantaggerebbe i più grandi attori, in quanto avrebbero capacità  giuridica e amministrativa per affrontare i regolatori, a differenza delle start-up più piccole.

D. I paesi che analizza nel suo paper “Search and Politics: The Uses and Impacts of Search in Britain, France, Germany, Italy, Poland, Spain, and the United States” (in particolare gli Stati Uniti e la Spagna), hanno una storia di diffidenza pubblica verso il governo. Pensa che i cittadini sarebbero disposti a dare al governo il potere di neutralizzare politicamente gli algoritmi di ricerca?

R. Il nostro studio non ha trovato alcuna prova di pregiudizio politico inerente alla ricerca, ad esempio un rilievo delle “filter bubbles” (il risultato del sistema di personalizzazione dei risultati di ricerche su siti che registrano la storia del comportamento dell’utente n.d.r.). Naturalmente, un utente individuale di Internet può cercare informazioni che sono frutto di una particolare prospettiva politica, come una posizione di un partito politico su una questione. Gli utenti potrebbero quindi  beneficiare di programmi digitali di alfabetizzazione multimediale che gli aiutino a capire come vedere una gamma più completa di punti di vista politici sui candidati o sui temi.

Tuttavia, dal lavoro che ho svolto sui pareri condivisi su queste tematiche, è molto probabile che la gente possa diffidare il governo e avere più fiducia nell’industria di Internet, ma desidera ancora che esso lo regoli più di quanto non facci già. Questo non è logico, ma succede, e proprio questo impulso regolatore può portare il pubblico a chiedere ai governi di andare oltre le loro competenze. Quindi i soggetti politicui e le autorità di regolamentazione devono proteggere da risposte regolamentari inadeguate, come ad esempio applicare le norme per le società telefoniche o le emittenti a intermediari di Internet, motori di ricerca e social media, come se fossero uguali. Esiste la necessità di modelli regolamentari appositamente progettati per essere appropriati per le imprese di ricerca, da un lato,  e per i social media dall’altro, nonché per gli altri intermediari di Internet.

D. Considerato che la maggior parte dei Paesi che indirizzano gli articoli sono democrazie, come potrebbe un sistema democratico impedire alle ricerche in rete di alterare l’opinione politica?

R. I nostri intervistati dicono che i risultati delle loro ricerche influiscono modellando le loro opinioni sulle questioni e i loro voti nelle elezioni. Ma questo è positivo poiché sottolinea l’importanza dell’informazione in politica. In questo modo, la ricerca effettivamente supporta i processi democratici. Pertanto, gli sforzi per supportare l’alfabetizzazione digitale dei media, come imparare a utilizzare efficacemente la ricerca, sono una delle soluzioni migliori che i governi e le istituzioni liberali democratiche hanno.

D. C’è molto timore se si guarda al ruolo che la Russia potrebbe aver giocato nell’elezione presidenziale degli Stati Uniti nel 2016. Pensa che abbiano utilizzato algoritmi alterati per monipolare l’opinione pubblica?

R. Non sono a conoscenza di alcuna accusa verso la Russia o qualsiasi altro governo che cerca di modificare algoritmi di ricerca in relazione alle elezioni presidenziali del 2016. La maggior parte delle accuse si concentrano sull’hacking dei sistemi di posta elettronica o sulla distribuzione di disinformazioni. Se un’agenzia di qualsiasi governo abbia voluto promuovere la disinformazione su un candidato politico, questa cercherà di rendere più visibile il contenuto attraverso la ricerca, ad esempio utilizzando termini popolari e per coprire i media e le emittenti.

Sono personalmente molto scettico verso affermazioni che vedono  il governo russo avere un ruolo significativo nelle elezioni. Ci sono funzionari in più agenzie di intelligence negli Stati Uniti che dicono di avere prove che ‘soggetti russi’ abbiano utilizzato le email di John Podesta, le quali hanno portato alla pubblicazione della sua posta elettronica da WikiLeaks. Riguardano principalmente la strategia del Comitato Nazionale Democratico a sostegno della candidatura di Hillary Clinton contro Bernie Sanders. Al di là di questa specifica affermazione, le conspirazioni più ampie si basano sull’autorità, piuttosto che sulle prove. Detto questo, la questione del coinvolgimento russo è diventata una questione chiave, probabilmente sempre più politicizzata e che non sarà mai risolta. Fino a questo punto, le lezioni principali sono quelle volte a costruire una maggiore capacità in campo di sicurezza informatica, in particolare per i sistemi di informazione e di comunicazione di partito e campagna elettorale, promuovendo ricerche e altre pratiche informative che riducano le eco chambers e fake news.

D. A tal proporsito, cosa pensa del fenomeno delle fake news e come crede che abbiano cambiato la percezione delle persone riguardo gli eventi reali?

R. Inizialmente, fake news era un termine per identificare le false informazioni progettate per attirare gli utenti a fare clic online per generare entrate pubblicitarie. I fornitori di notizie false stavano approfittando di schemi progettati per collegare la pubblicità con i contenuti popolari. I motori di ricerca e le reti sociali stanno lavorando su modi per ridurre gli incentivi economici per la fornitura di fake news e per identificare siti che derivano dalla quota di leone di novità false, che contribuirà a ridurre la prominenza del loro contenuto. Tuttavia, mentre questi sforzi potrebbero ridurre l’importanza di notizie false, questo termine è diventato così popolare e il suo significato ha finito per includere quasi tutte le notizie con cui qualcuno non è d’accordo.

Potrei essere ottimista, ma l’attenzione focalizzata sulle fake news potrebbe avere un risultato positivo portando alla luce la necessità che tutti siano scettici riguardo le informazioni e imparino come giudicare la validità delle fonti. Il pubblico non dovrebbe fidarsi ciecamente nelle informazioni sulla politica e sugli affari pubblici, sia che si tratti di un giornale, di una televisione o di Internet. Il nostro studio ha confermato che la maggior parte delle persone ha un livello di scetticismo legato alle informazioni provenienti da qualsiasi singola fonte e, quindi, le persone interessate alla politica tendono a consultare più di quattro fonti diverse e controllano anche le informazioni che ritengono siano sbagliate o discutibili. Queste sono pratiche di informazioni sane che dovrebbero essere incoraggiate e che contribuirebbero a mitigare ogni possibile impatto di fake news.

La metodologia e i risultati sono riportati e disponibili online all’indirizzo https://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=2960697

 

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