La comunicazione politica tra Italia e USA: intervista ad Angelo Baiocchi

Giornalista, scrittore, professore, autore, regista: oltre ad aver ricoperto questa miriade di ruoli, Angelo Baiocchi è stato ed è tuttora un noto esperto di comunicazione. Il Centro Studi Americani ha avuto il piacere di intervistare il prof. Baiocchi in occasione della presentazione del suo nuovo volume “Comunicazione e politica: guida moderna per cittadini sbandati e politici allo sbando“.

 

Quali pensa siano le differenze sostanziali fra comunicazione politica italiana e americana?

La campagna elettorale delle ultime presidenziali americane, a livello contenutistico, è stata di un livello qualitativo discutibile, esattamente come quella attuale in Italia. La comunicazione politica italiana però si differenzia da quella americana e in genere da tutte quelle occidentali in quanto riflette una situazione politica unica. In tutti gli altri paesi generalmente, sia chi va al governo sia chi va all’opposizione sa di avere un numero di anni limitato in cui poter esercitare la sua carica. In Italia, invece, non si sa mai cosa può accadere dal momento che ogni mese nascono nuovi soggetti politici avendo una specificità nazionale isterica e frammentata.

 

Gli esperti affermano che Trump utilizza una strategia di comunicazione “associabile al marketing”. Cosa pensa su questo punto?

Concordo con gli esperti. Questo tipo di strategia comunicativa è ampiamente utilizzata, e gli Stati Uniti sono sempre stati i leader anticipatori delle varie tendenze comunicative. Ci sono certo delle posizioni politiche più facilmente assimilabili al linguaggio del marketing ed altre che vorrebbero distaccarsi da questo approccio.

 

Secondo lei chi tra i leader politici italiani adotta una strategia comunicativa simile a quella del presidente degli USA?

Molto probabilmente Silvio Berlusconi, essendo stato il fondatore di un proprio linguaggio comunicativo nel panorama politico italiano negli ultimi vent’anni. Penso che le strategie dei più importanti leaders mondiali possano configurarsi come declinazioni di posizioni ed intuizioni da lui inaugurate.

 

Stefano Merenda

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