Le peculiarità del cyber-world italiano: intervista all’Ambasciatore Talò

Cyber come sinonimo di difesa, diplomazia e soprattutto opportunità. Ne è fortemente convinto l’Ambasciatore Francesco Maria Talò, ora coordinatore per la cyber-security alla Farnesina. In attesa dell’imperdibile appuntamento “CyberTech Europe” in programma a Roma a fine settembre, Talò, intervenuto come panelist al Centro Studi Americani, ha puntualizzato le peculiarità del “cyber-world” italiano, con un occhio di riguardo alla promozione del nostro sistema-paese ed all’introduzione delle nuove direttive europee sulla privacy.

 

 

Ambasciatore Talò, quali misure per migliorare l’assetto della cyber-security italiana?

 

L’Italia è in una situazione attualmente fluida: la materia è in costante evoluzione. Ci siamo attrezzati con un dispositivo normativo recente che semplifica l’assetto e lo rende più compatto ed allo stesso tempo meglio raccordato. Un elemento cruciale in questo settore è quello della interdisciplinarietà, ossia la capacità di dialogo tra i vari attori. Questo sistema in Italia si basa essenzialmente su tre elementi: il pubblico, ossia le istituzioni; il privato, rappresentato dalle nostre imprese, e l’accademico, con i centri di ricerca. Queste tre “gambe” hanno delle ripercussioni importanti in ambito internazionale, di competenza della Farnesina, dove anche vige una sempre maggiore interdisciplinarietà nel trattamento della materia. Il MAECI sta gradualmente sviluppando le peculiarità della sua “cyber-diplomazia”, basandosi su tre ulteriori elementi: l’aspetto difensivo, quello diplomatico e quello di sfruttamento delle opportunità. “Cyber” significa infatti “opportunità”. L’Italia ha infatti un sistema-paese forte, con una sezione pubblica che si sta strutturando bene, un settore privato con dei campioni di livello assoluto congiunti ad una rete di piccole e medie imprese oltre alle start-up. Inoltre, lo Stivale ha un mondo accademico importante: l’esempio lampante è il consorzio “CINI” (Consorzio Interuniversitario per l’Informatica) che ha pubblicato un libro bianco disponibile sia in italiano che in inglese. Ciò che possiamo e dobbiamo attuare è una promozione del nostro “sistema-paese” nel mondo, dimostrando la nostra capacità di “fare cyber” mettendo in mostra le eccellenze delle nuove tecnologie made-in-Italy.

 

Come può riuscire l’Italia a promuoversi all’estero?

La promozione del nostro sistema-paese è comunque affiancata ad una efficace attività negoziale all’interno degli organismi internazionali di cui siamo membri, tra i quali le Nazioni Unite e l’Unione Europea. A Bruxelles, l’Italia deve far valere suoi punti di forza e le sue esigenze e sfruttare le opportunità nella valorizzazione degli interessi nazionali.

Anche all’OSCE, dove quest’anno abbiamo la Presidenza, siamo attivi in campo cyber dal momento che l’organizzazione ha sviluppato una serie di misure di fiducia reciproca in questo specifico settore. Nella NATO, invece, l’Italia è attiva insieme ai suoi alleati dato che quella cyber è divenuta una delle cinque dimensioni di attività dell’Alleanza Atlantica, insieme a quelle tradizionali ossia terra-mare-cielo e spazio.

 

Capitolo GDPR: la nuova normativa europea sulla privacy riuscirà secondo lei ad equiparare tutte le nazioni al triangolo ideale dai vertici privacy-sicurezza-libertà?

 

Il panorama cyber in ambito europeo consta di una triade di valori che devono necessariamente coesistere: sicurezza, ossia la difesa dagli attacchi esterni; la libertà, ossia la sopravvivenza di cyber-space aperto; la privacy, per garantire la sicurezza e riservatezza delle informazioni degli individui. A questi valori, dobbiamo aggiungere il rispetto e la tolleranza altrui. Il cyber-spazio non può ad esempio accettare episodi di anti-semitismo, aspetto trattato nella conferenza che ho organizzato a fine gennaio al MAE.

Per quanto riguarda il GDPR, la nuova normativa riguarda soprattutto la privacy, ed il diritto dei cittadini europei a vedere rispettato questo elemento. Da questo punto di vista UE si sta ponendo all’avanguardia. Il GDPR può produrre risultati se ci impegneremo tutti per far sì che continui ad esistere uno spazio in cui ci si può comunque esprimere liberamente ed in sicurezza.

 

Cyber security e politica interna: quali misure vengono adottate per controllare episodi di cyber bullismo o azioni più gravi e potenzialmente pericolose per la sicurezza nazionale?

L’Italia ha una normativa molto avanzata per quanto riguarda il cyber-bullismo e per la criminalità informatica, avendo sottoscritto la Convenzione di Budapest del Consiglio di Europa del 2001 che ha riscontrato molto successo. Quando si parla dell’applicazione interna della cyber-security la gestione è però principalmente competenza della Polizia Postale e delle Comunicazioni, che è molto efficace.

 

Quali sono i prossimi appuntamenti fissati nell’agenda del MAE per la promozione del mondo cyber?

Vogliamo fortemente rendere l’Italia protagonista nel panorama cyber. “CyberTech Europe” è una prestigiosa manifestazione che Roma ospiterà per la terza volta il 26 e il 27 settembre prossimi.  Mi sono prodigato personalmente per far sì che fosse Roma la sede prescelta per questa manifestazione. Ci auguriamo di bissare, anzi aumentare, le quattromila presenza della edizione precedente alla “Nuvola” di Fuksas.

 

Da ex-Ambasciatore d’Italia in Israele, quali auspici per la “Cyber-Week” della prossima settimana a Tel Aviv?

L’ambasciata a Tel Aviv è molto attiva per favorire la partecipazione attiva di nostri rappresentanti all’evento. Ormai è in corso un dialogo regolare tra attori italiani ed israeliani in tutti i settori. La “Cyber-Week” sarà senz’altro una ottima occasione di incontro per gli operatori italiani, in attesa del “Cyber Tech Europe” di settembre.

 

 

Francesco Garibaldi

 

 

 

 

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