La Brexit tra Trump e Clinton.

A più di una settimana dal voto ‘leave’ nel Regno Unito, Brexit continua ad infiammare i dibattiti ed attirare l’attenzione dei media in Europa e oltreoceano. Naturalmente, il trambusto politico ha raggiunto gli Stati Uniti. Oltre ad avere ravvivato la sfortunata causa indipendentista del Movimento Nazionalista del Texas (causa che molti hanno già pigramente definito ‘Texit’), Brexit si è infatti fatta strada nella corsa elettorale americana – sebbene non come tema prioritario, specialmente per Clinton.

Per quanto riguarda il candidato repubblicano, Donald Trump ha iniziato ad appoggiare la campagna ‘leave’ mesi prima del suo successo. A marzo, il candidato si dichiarava già a favore di Brexit, sostenendo che il Regno Unito avrebbe fatto meglio ad uscire dall’Unione Europea. Fin dall’inizio, Trump si è lamentato delle conseguenze dell’immigrazione in Europa, affermando che gran parte del ‘problema’ è stato causato dall’UE stessa. Legando il referendum alla sua proposta di espellere tutti i cittadini musulmani dagli USA, il miliardario repubblicano sostiene che anche il Regno Unito abbia un ‘enorme problema musulmano’.

L’uso intelligente di Brexit per sostenere la propria campagna ‘sbarriamo le frontiere’ è parso ancora più esplicito nella visita di Trump in Scozia, un giorno dopo il referendum britannico. Non appena arrivato, Trump ha infatti twittato “si sono ripresi il loro Paese, proprio come noi ci riprenderemo l’America”. Inoltre, gran parte della sua retorica sull’immigrazione ed il collegamento con Brexit sono venuti fuori durante il discorso nel suo golf resort: “Penso di vedere una somiglianza…penso che la gente veda una grande somiglianza…non solo negli Stati Uniti ma in altri Paesi…le persone vogliono riprendersi i propri Paesi!”.

Interessante è il confronto fra la campagna ‘leave’ nel Regno Unito e la retorica di Trump negli Stati Uniti. Entrambe le campagne, infatti, si sono fortemente concentrate sul problema degli immigrati, cercando di dirigere il malcontento e i sentimenti nazionalisti dei cittadini verso un nemico comune (gli ‘outsiders’). Il Presidente degli USA Barack Obama sembra essere d’accordo con Trump su un punto: ci sono effettivamente delle ‘somiglianze’ fra i temi delle elezioni americane e Brexit. Tuttavia, secondo Obama, sono la ‘xenofobia’ e i sentimenti ‘anti-immigrati’ della campagna ‘leave’ ad avere somiglianze con il polverone che Trump sta ‘sollevando’ negli Stati Uniti. Se non altro, sembra che entrambe le campagne siano state caratterizzate da forti elementi nazionalisti e che abbiano provato ad offrire soluzioni facili a problemi politici complessi.

Come Obama, anche Hillary Clinton è contraria a Brexit. Sebbene la candidata democratica non si sia esposta molte volte a riguardo, il suo team ha scelto il lato ‘remain’. La sua opposizione alla campagna ‘leave’ risale allo scorso aprile, quando il suo senior policy adviser, Jake Sullivan, dichiarò la visione di Hillary di un’Unione Europea unita, caratterizzata da una forte presenza britannica. La posizione di Clinton sulle vicende ‘UK’ hanno certo seguito l’appello ‘pro-remain’ di Obama verso i Britannici, che hanno però deciso di votare diversamente. Infine, anche Clinton, come Trump, ha associato le vicende Brexit alle elezioni americane, sostenendo che i festeggiamenti del miliardario dimostrano la sua inadeguatezza per la Casa Bianca.

Pur senza successo, il lato ‘remain’ ha costruito la propria campagna sulle conseguenze negative che Brexit avrebbe avuto sull’economia britannica. Fra i temi principali, vi erano la rallentata crescita del PIL, la disoccupazione e la svalutazione della sterlina. Al contrario, la fazione ‘leave’ ha prestato poca attenzione all’economia. Gran parte della campagna pro-Brexit, infatti, si è concentrata pesantemente sull’immigrazione. Mentre Clinton sembra non aver dato molta importanza agli eventi nel Regno Unito, Trump ha cavalcato l’onda anti-immigrazione per rafforzare la simile retorica che egli stesso ha adottato negli States. Giovedì 23 giugno, il popolo britannico ha preso una decisione; tra qualche mese, toccherà agli Stati Uniti.

di Gianmarco Capati

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