La musica come ponte tra Italia e Stati Uniti: intervista al Maestro Gabriele Ciampi

Gabriele Ciampi, 38 anni, è nato a Roma nel 1976 ed ha lavorato per dieci anni nella azienda di pianoforti gestita dalla sua famiglia. Dopo aver frequentato corsi di Letteratura italiana e cinema all’Università La Sapienza di Roma,  ha intrapreso un master per approfondire la tecnica utilizzata nelle colonne sonore dei film, sotto la guida del compositore Sergio Bassetti. Qualche mese fa è stato chiamato alla White House per un’esibizione che gli ha permesso di farsi notare a livello internazionale.

 

Maestro Ciampi, l’8 dicembre 2015 ha suonato di fronte agli Obama, per volere della First Lady. Quando è nata questa opportunità?

Sembrerà incredibile ma è così, ho mandato un mio CD a Michelle Obama ed è piaciuto. Dopo 6 mesi sono stato contattato ed invitato ad esibirmi alla Casa Bianca per il tradizionale White House for Holiday. Ho diretto un’orchestra di 25 elementi (la G.Washington Orchestra) nel Foyer della Casa Bianca ed è stata la prima volta in assoluto per un compositore italiano che dirige la propria musica. Tra i brani eseguiti anche il concerto per pianoforte e orchestra il cui secondo movimento (Meno Mosso) è stato dedicato alla First Lady.

Ho avuto la fortuna di essere stato scelto per questo importante avvenimento a dimostrazione del fatto che gli Stati Uniti da sempre offrono possibilità: se si lavora duramente si possono raggiungere traguardi importanti e mi auguro di vedere altri artisti italiani esibirsi e rappresentare l’Italia in uno dei luoghi più prestigiosi al mondo come la White House.

ciampi ciampi Che emozioni ha provato dopo aver realizzato chi voleva ascoltare la sua musica?

Difficile descrivere la sensazione avuta nel momento in cui ho ricevuto l’invito ad esibirmi a Washington..un sogno che si avvera dopo anni di duro lavoro. La gioia per avere la possibilità di portare  musica originale Made in Italy all’interno della Casa Bianca e la consapevolezza di essere il primo compositore italiano ad avere questa opportunità: ancora ricordo la grande emozione nel vedere un pubblico di alto livello (composto da personalità politiche ed ambasciatori) assistere alla nostra performance  e alla fine la richiesta della First Lady di suonare ancora… il concerto è durato complessivamente 2 ore, senza pause. Grande fatica ma immensa soddisfazione.

Perché pensi che la tua musica sia stata scelta da Michelle? I coniugi Obama si sono complimentati?

Michelle Obama si è complimentata personalmente ed ha inviato una lettera di ringraziamento. Posso dire che la First Lady in questi anni è stata molto attenta all’educazione musicale in USA, nelle scuole e nelle università. Ha sempre cercato di elevare la qualità e si è dimostrata molto aperta alla novità. Contrariamente a quanto avviene spesso in Italia in USA i nuovi progetti vengono considerati anche se per me è sempre una grande soddisfazione tornare in Italia ed esibirmi per il mio Paese. Non mi reputo in cervello in “fuga” ma in “prestito” e mi auguro un giorno di poter tornare.

A breve uscirà il suo prossimo disco. Vivendo più o meno stabilmente a Los Angeles è entrato a contatto con la musica e cultura americana. C’è qualcuno che ha influenzato questo suo lavoro o ti ha ispirato personalmente?

Il prossimo 23 settembre uscirà il mio nuovo “Album In Dreams Awake” per Universal Music. Sono contento che una grande etichetta come l’Universal abbia creduto nel mio progetto ed è un grande onore per me avere questo partner discografico a livello mondiale. Prevediamo l’uscita in anteprima mondiale in Italia e poi in USA  per fine anno.

Come per l’album precedente (The Minimalist Evolution) anche in questo nuovo progetto discografico l’idea di trasmettere un messaggio universale con poche note essenziali è stata alla base del mio lavoro. La ricerca continua di togliere materiale superfluo dalla scrittura musicale è parte integrante del mio studio quotidiano.

Nel nostro lavoro non esiste solo la scrittura ma la fase di ascolto  è altrettanto fondamentale: amo molto i grandi compositori russi di fine 800 perché secondo me sono di grande attualità. Quando un classico diventa contemporaneo è un evento straordinario e merita grande considerazione.

Secondo lei, la musica può agire come ponte culturale tra Italia e Stati Uniti? Se sì, in che modo?

La musica è forse l’unico linguaggio veramente universale capace di unire popoli di diverse culture. La mia fortuna è stata quella di aver studiato in Italia e in America, prendendo il buono da entrambi i Paesi. Questo  arricchimento culturale lo devo al ponte Italia-USA, che spero di continuare a percorrere per tanto tempo. E’ assolutamente necessario continuare ad avere rapporti di collaborazione artistica tra due Pesi molto  diversi, l’Italia può offrire grande qualità e background (grazie alle nostre tradizioni solide) mentre gli Stati Uniti offrono la novità, un terreno sicuro su cui costruire un sogno: l’unione di tradizione e innovazione è la chiave giusta per il successo, non si o può costruire una cosa sulla sabbia serve un terreno solido. Partiamo dalla musica come base su cui costruire.

 

 

Intervista di Francesco Garibaldi

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