La nuova strategia lunare targata USA

“Gli astronauti americani cammineranno ancora una volta sulla Luna prima della fine del 2024, con ogni mezzo necessario”. Con queste parole, in occasione della recente riunione del National Space Council, il vicepresidente USA Mike Pence ha annunciato al mondo il rinnovato attivismo americano in ambito aerospaziale, con particolare riferimento alla Luna. Il ritorno sul satellite terrestre era inizialmente previsto per il 2028 ma i vertici dell’amministrazione americana hanno ritenuto tale previsione insoddisfacente, fissando il 2024 come nuovo orizzonte per l’impresa spaziale. Le parole del vice di Trump rievocano quelle del Presidente J.F. Kennedy nel suo discorso del 12 settembre 1962 alla Rice University di fronte ad una platea di 40.000 spettatori. In quell’ occasione, Kennedy affermava come gli Stati Uniti non fossero più disposti a posporre la sfida relativa allo sbarco sulla Luna, definendola come cruciale per misurare il meglio delle energie e delle capacità degli USA.

L’amministrazione americana ha più volte chiarito che la nuova missione sulla Luna non dovrà essere una missione “a bandiere e impronte” con veicoli usa e getta per brevi esplorazioni, ma che piuttosto dovrà configurarsi come un progetto ad ampio raggio. La nuova strategia lunare prevede infatti la realizzazione di una piccola stazione lunare in orbita spaziale, il Gateway, che farà da base agli astronauti prima di effettuare spedizioni sulla superficie lunare. Il vantaggio, rispetto ai vecchi lander, risiederà nella riutilizzabilità e nella maggiore convenienza sul lungo periodo delle nuove strutture. Tale soluzione viene definita “soluzione camper”, nell’attesa che venga ideato il modo di costruire delle nuove infrastrutture lunari.

Stando alle previsioni attuali, il primo componente del Gateway arriverebbe in orbita intorno alla Luna nel 2022, tramite razzi senza equipaggio. Nel 2023 un equipaggio farebbe il primo volo di prova sull’Orion, circumnavigando la Luna e tornando indietro. Il test circumlunare sarà il passo necessario per cominciare ad abitare, nello stesso anno, la stazione Gateway. Poco dopo, lo stesso equipaggio potrebbe fare l’ultimo passo e atterrare sulla superficie lunare. Naturalmente, la prima necessità è data dalla costruzione di un lanciatore abbastanza potente per trasportare tutto il materiale di cui la missione ha bisogno. Lo Space Launch System e la capsula per il trasporto degli astronauti sono in programmazione costante dal 2004, quando il Presidente George W. Bush lanciò l’iniziativa del ritorno sulla Luna. Il progetto è stato poi accantonato dal Presidente Barack Obama, in favore di una missione umana su Marte che poi non ha registrato accelerazioni significative. Con la nuova amministrazione Trump, il progetto – Luna ha preso nuovamente vigore per due motivi principali. Il primo è dato dal cinquantenario dello sbarco sulla Luna tramite l’Apollo 11 ed il secondo è dato dai successi del programma lunare ed aerospaziale cinese, come dimostra il recente allunaggio della sonda cinese sul lato più remoto del satellite terrestre.

Il progetto targato USA non può più permettersi alcuna esitazione, pena la perdita del primato statunitense a beneficio della Cina. Mike Pence vuole a tutti i costi che gli USA siano non semplicemente in prima linea, bensì pionieri nella nuova corsa alla Luna che si profila all’orizzonte. Come nel 1969, anche oggi, cinquant’anni dopo, gli americani devono tornare ad essere i primi a camminare sulla Luna.  Il fine primario degli Stati Uniti, infatti, è sempre stato quello di arrivare con anticipo rispetto agli altri Stati rivali e la Luna si configura come l’arena perfetta per una nuova competizione USA-Cina che rievoca i tempi della Guerra Fredda, nonostante uno dei protagonisti non sia oggi più lo stesso.

La NASA deve dunque accettare la sfida lanciata dal vicepresidente Pence. Una sfida ardua, non tanto per quanto concerne la nuova tempistica richiesta quanto piuttosto per i fondi economici necessari per una missione di questo tipo. Il budget annuale della NASA è di circa venti miliardi di dollari e solo una metà di questi sono destinati alle esplorazioni umane. A sua volta, “solo” cinque miliardi possono essere utilizzati per il programma lunare, essendo il resto dei fondi stanziati a supporto della Stazione Spaziale Internazionale.

L’incredibile successo del Programma Apollo poggiava le basi su un budget solido e imponente. Basti pensare che la NASA all’epoca poteva contare sul 4,5% del budget federale USA, una cifra lontanissima da quella di oggi, che si aggira attorno allo 0,5%.

La prima causa della lentezza dello sviluppo di Orion e dello Space Launch System è dunque di natura economica. Certamente oggi gran parte della tecnologia necessaria è già disponibile e non sarebbe richiesto un incremento economico esponenziale ma rimane pur sempre vero che per raggiungere grandi traguardi bisogna fare investimenti adeguati.

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