Le Elites e il Popolo. Una dicotomia irrisolta

La presentazione del libro “La Catastrofe delle Elite. Potere digitale e crisi della politica in occidente” di Antonio Pilati, tenutasi presso la nostra sede mercoledì 27 Febbraio, si è rivelata un’interessante opportunità per discutere di alcuni dei temi più presenti nel dibattito pubblico. Intervistando l’autore, abbiamo infatti avuto modo di approfondire l’ormai celebre dicotomia Elite-Popolo, che si ripropone tanto a livello nazionale quanto a livello europeo e globale in un contesto che si distingue sempre più per una crisi della politica occidentale dovuta  a svariati fattori.

 

Chi sono le Elites? E quali sono, secondo lei, le loro maggiori colpe?

Le Elites sono essenzialmente le classi dirigenti, ed in particolare quelle politiche. Dopo la caduta del Muro di Berlino, la fine dell’URSS e della Guerra Fredda all’inizio degli anni 90, si è azionato il processo che prende il nome di Globalizzazione, che gradualmente ha dato vita alla dicotomia e alla divaricazione Popolo-Elites. Tutti questi fenomeni, con particolare riferimento alla Globalizzazione, hanno patito fortemente una mancanza di guida di indirizzo da parte della politica. Si sono sviluppati processi che erano trainati dalla forza della tecnologia, dalle imprese che avevano padronanza della nuova tecnologia e dalla forza della finanza, modificando profondamente le società occidentali e conducendo a conseguenti lacerazioni interne e alla perdita di potere d’acquisto. A beneficiarne sono stati invece i popoli dell’Asia, che sono entrati a vele spiegate nel mercato mondiale acquisendo posizioni importanti. Questa divaricazione nasce dal fatto che non è stata immaginata la forza di processi come la rivoluzione tecnologica e si sono lasciati allo sbando pezzi importanti di società. Le Elites sono colpevoli perché si sono dimostrate cieche di fronte alle esigenze dei normali cittadini, di fronte alla caduta sociale di chi soffre con la nuova globalizzazione ipertecnologica.

Crede che in futuro possa esistere qualche possibilità per un riavvicinamento tra queste due categorie? E se sì, in che modo?

Credo che possa esistere uno spiraglio per una ricostituzione di un rapporto tra queste due categorie. In che modo? Restituendo un ruolo forte alla Politica. C’è stata una graduale ma inesorabile cessione di poteri (che non è avvenuta solo in Italia) da parte della politica nei confronti di soggetti esterni. Sarebbe necessario ritrovare una società che faccia sintesi attraverso un momento di indirizzo unitario che è costituito dalla Politica. Questo mi sembra molto difficile. Peraltro, fenomeni come Trump, la Brexit e le generali innovazioni nel comportamento elettorale indicano che i popoli (o almeno una grande parte dei popoli) chiedono nuove forme di vita politica.
Cosa succederà? Ci saranno fasi di scontro, fasi di conflitto e rimaneggiamento. La rivoluzione tecnologica corre ad una velocità inedita e cambia velocemente le carte in tavola. Sarà difficile immaginare se un nuovo equilibrio o un nuovo ordine passerà attraverso delle crisi profonde o attraverso una visione strategica collettiva. Lavorare perché ci siano nelle democrazie occidentali delle ricomposizioni della società e ripresa della politica senza passare attraverso conflitti devastanti.

 

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