L’Europa alla prova del cambiamento

Tra il 23 e il 26 Maggio 2019, i cittadini europei saranno chiamati a rinnovare il Parlamento europeo, in una delle tornate elettorali più importanti e decisive di sempre per il destino dell’Unione Europea. Negli ultimi anni, infatti, è aumentato esponenzialmente un sentimento di forte scetticismo verso le istituzioni e le politiche europee e una corposa avanzata del blocco sovranista e populista, come indicano svariati sondaggi, diviene sempre più una concreta possibilità.

Ospitando l’evento “CHANGE – L’Europa alla prova del cambiamento” il 7 Marzo 2019, il Centro Studi Americani ha costituito un’importante arena di dibattito tra ospiti quali il Direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana, l’ attuale vicepresidente della Commissione Europea e candidato del PSE alla presidenza della prossima Commissione Frans Timmermans e alcuni tra i più importanti istituti di ricerca statistica europei, che hanno mostrato le previsioni sulle intenzioni di voto in diversi paesi europei. L’occasione è stata interessante per tentare di capire quali siano i rischi e le sfide che si celano dietro al voto europeo, cosa spinge i cittadini a votare forze euroscettiche e su quali terreni si consumerà lo scontro tra le diverse forze politiche. Come ha spiegato il direttore Fontana, la fisionomia delle prossime elezioni europee è soggetta ad un cambiamento innovativo, tanto che per la prima volta l’Europa sarà davvero al centro della campagna elettorale, sostituendo le usuali tematiche nazionali.

Stando ai trend indicati dai diversi sondaggi a livello europeo, oggi è generalmente riscontrabile in Europa una preponderanza di “emozioni negative”, una forza trasversale presente in tutta Europa che fonda le sue radici in sentimenti come rabbia, paura e disgusto, specialmente tra i ceti popolari. L’Unione Europea deve far fonte al nuovo clima politico che si respira ed alle nuove categorizzazioni del reale, in base alle quali oggi i cittadini si schierano politicamente. L’attuale radicalizzazione dell’elettorato passa attraverso una serie di nuove fratture che è possibile riscontrare all’interno del panorama socio-politico ed elettorale. Grazie allo studio condotto da Kratesis e SWG ed altri istituti europei, è possibile affermare che le vecchie fratture sociali (Stato-Chiesa; Città-Campagna; Lavoro-Capitale etc.) indicate da Stein Rokkan sono state affiancate oggi da alcune nuove fratture sociali come “Noi-Loro”, “Popolo-Elite”, “Equità-Disuguaglianza”, “Onestà-Disonestà”, Lavoro flessibile-Lavoro stabile” e “Tasse-Libertà d’impresa”.

Il “Noi-Loro” sarà certamente una delle tematiche centrali della campagna elettorale e una gestione diversa del fenomeno migratorio costituirà uno dei motori che spingerà i cittadini a cercare un cambiamento radicale. La chiusura difensiva del “prima noi” registra percentuali molto alte in quasi tutti i paesi dell’UE. Basti pensare che in Italia, come indicano SWG e Kratesis, il 64% della popolazione si schiera a favore della chiusura dei porti mentre in Austria, Francia, Polonia rispettivamente il 78%, 79% e 80% della popolazione vuole porre un freno decisivo alle ondate migratorie. Allo stesso modo, la dicotomia “Popolo-Elite” giocherà un ruolo dirimente in quanto parametro per le intenzioni di voto di moltissimi cittadini europei. Le classi dirigenti europee sono infatti percepite dai cittadini come un corpo estraneo, privilegiato e distante, interessate unicamente alle questioni finanziarie e non ad una maggiore solidarietà, giustizia sociale e ad un reale perseguimento degli interessi dei cittadini. L’Italia in particolare si distingue per un’alta percentuale di elettori (67%) che nutre un sentimento avverso nei confronti delle Elites, ritenute responsabili del progressivo impoverimento delle classi più disagiate.

L’UE non può più ignorare una serie di sfide che trova oggi di fronte a sé, pena il progressivo indebolimento e sfaldamento delle sue fondamenta. Come sostiene Frans Timmermans, “l’UE deve necessariamente elaborare delle nuove strategie per ricucire le nuove fratture sociali”, con particolare riferimento alle crescenti disuguaglianze in tutto il continente. La visione politica delle istituzioni europee non può poi prescindere dalla rigenerazione del sogno europeo, fatto di elementi come l’integrazione sociale, lo sviluppo sostenibile e la responsabilità collettiva. Per fare ciò, è necessario affrontare con serietà la questione identitaria europea, ricostruendo il senso di comunità, di comunanza tra popoli e la condivisione di un comune destino.

Nonostante il cospicuo incremento delle forze euro-scettiche e il conseguente calo dei partiti tradizionali (PPE, PSE e ALDE), le analisi dei dati forniti dai sondaggi in tutta Europa consentono di affermare come il vero scontro oggi non sia sulla base della permanenza o dell’uscita dall’UE ma piuttosto sulla base di una maggiore integrazione europea, sostenuta dai partiti tradizionali europei o del conferimento di una maggiore autonomia agli Stati nazionali, sostenuto dalle forze sovraniste e populiste che si collocano nel gruppo “Europa delle Nazioni e della Libertà”. I sondaggi forniti da SWG mostrano diversi possibili scenari per il dopo-elezioni. L’ipotesi più probabile e solida numericamente è un’alleanza tra PPE (174 seggi), PSE (141 seggi) e ALDE (101 seggi) che raggiungerebbe quota 416 seggi, superando di gran lunga i 353 seggi richiesti per la maggioranza nell’aula parlamentare. Un secondo scenario sarebbe rappresentato da un’alleanza tra PPE, PSE e i Verdi europei (67 seggi), che si assicurerebbe 366 scranni parlamentari, poco al di sopra della maggioranza richiesta. Quanto alle forze sovraniste e populiste, pur crescendo in modo esponenziale, non c’è (al momento) nelle previsioni una prospettiva che le veda in una maggioranza parlamentare, nemmeno attraverso un’alleanza con il PPE.

 

Giorgio Catania, 12/3/2019

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