The Independence Day: la storia del 4 Luglio, la prima festività USA

Il 4 luglio è indubbiamente un giorno fondamentale per ogni americano, in quanto simboleggia la lotta per l’indipendenza intrapresa dalle Tredici Colonie nella seconda metà del 18esimo secolo. Spesso si tende a confondere che cosa avvenne esattamente in quel giorno del 1776: infatti, non fu la data che segnò l’inizio della guerra di rivoluzione contro la Gran Bretagna, né la firma della Dichiarazione d’Indipendenza. Il 4 luglio vide invece l’approvazione ufficiale del testo della suddetta dichiarazione da parte del Congresso Continentale, il culmine di un processo di secessione che, in verità, era già iniziato da molti anni.

Dopo la Guerra dei Sette Anni, nella quale le Tredici Colonie avevano difeso attivamente gli interessi politici e militari inglesi contro la Francia, crebbe tra i coloni l’aspirazione all’uguaglianza giuridica con i cittadini britannici. In particolare, le richieste si concentrano sulla richiesta di rappresentanza delle colonie nel parlamento londinese. Tuttavia la Gran Bretagna, che aveva messo in pericolo la propria egemonia economica per finanziare il conflitto, impose nuove tasse sui territori americani al fine di assicurarsi una nuova crescita e maggiori entrate fiscali. Tali azioni causarono il malcontento generale tra i coloni, i quali iniziarono a sentirsi traditi da Londra nonostante il loro previo contributo militare e l’alto costo in termini di vite umane subito per difendere la corona britannica.

Il casus belli che indusse le colonie ad adottare un comportamento ostile verso la madrepatria inglese avvenne nel 1773, ed è meglio noto nei libri di storia americana come il “Boston Tea Party”. L’ennesima tassa sull’esportazione di tè, che garantiva il monopolio delle vendite alla Compagnia delle Indie Orientali, fece infuriare i cittadini di Boston: un gruppo di 60 persone travestite da nativi americani salirono sulle imbarcazioni che trasportavano la preziosa merce e rovesciarono in mare un carico di tè il cui valore era equivalente a 18000 sterline. Il sovrano inglese Giorgio III reagì tramite l’approvazione di nuove leggi volte ad accentrare il potere nelle mani delle autorità britanniche, di fatto privando i coloni delle loro libertà locali: il consiglio cittadino di Boston fu abolito e il governo della città fu dato all’esercito inglese. Tuttavia, ciò non ebbe il desiderato effetto di contenere la rivolta che era appena iniziata, incrementando invece l’opposizione e l’ostilità locale. Infatti, i coloni, in risposta, convocarono il primo congresso continentale a Filadelfia; l’assemblea manifestò la propria opposizione alle nuove leggi e incoraggiò il boicottaggio delle merci britanniche, riaffermando i diritti dei coloni. La guerra d’indipendenza vera e propria non ebbe inizio fino all’anno seguente, 1775, quando, dopo un vittorioso assalto dei ribelli a un deposito di armi britannico, il Massachusetts fu dichiarato dagli inglesi in stato di rivolta aperta contro le autorità. Le milizie locali intrapresero una strategia di logoramento e guerriglia mirata a privare l’esercito inglese delle risorse militari: con questo scopo, essi tentarono di impossessarsi del maggior numero possibile di armi e munizioni prima dell’arrivo dell’armata inglese in aprile, annunciato dal patriota Paul Revere nella sua eroica cavalcata nelle campagne presso Boston. L’intervento britannico infatti arrivò, ormai totalmente previsto, ma fu arrestato nelle battaglie di Lexington e Concord, dove le milizie costrinsero i soldati a ritirarsi verso Boston: in un’estenuante marcia di ritorno, i cecchini locali si accanirono contro i britannici, che persero il primo scontro aperto del conflitto.

La battaglia intensificò gli scontri, e i ribelli conversero su Boston da tutto il New England per assediare e liberare la città. Mentre da Londra furono mandati quattro generali per gestire le operazioni, il congresso continentale, ormai pienamente impegnato nella lotta, nominò George Washington comandante in capo delle forze coloniali. Prima che il futuro presidente raggiungesse Boston, gli inglesi tentarono di cacciare i ribelli dalle alture sovrastanti la vicina città di Charlestown. Nello scontro divenuto noto come Battaglia di Bunker Hill, essi riuscirono nell’impresa, che si rivelò tuttavia una vittoria pirrica, in quanto subirono pesantissime perdite, contribuendo dunque a rafforzare notevolmente il morale dei coloni. Il mese successivo, luglio, Washington arrivò sul campo con due obiettivi fondamentali da raggiungere: evitare i possibili contrattacchi degli inglesi assediati a Boston e reclutare l’Armata Continentale, impresa che si rivelò più difficile del previsto. Per far fronte alla grave mancanza di truppe, nell’inverno successivo furono reclutati nuovi reparti di milizia al fine di poter continuare l’assedio. Agli inizi dell’anno successivo, la situazione si sbloccò dopo il vittorioso assedio di Fort Ticonderoga, i cui cannoni furono posizionati sulle colline sovrastanti Boston e usati per costringere gli inglesi ad evacuare la città, che fu liberata a marzo.

A questo punto il conflitto era dilagato dal Massachusetts verso tutte le Tredici Colonie, e i teatri di scontri aumentarono. I britannici si concentrarono sull’assedio di New York, mentre i coloni iniziarono a ottenere successi anche al sud, in North Carolina, e al nord, in Canada, dove furono però fermati dagli inglesi.

Nel frattempo, il congresso continentale stava ottenendo progressi anche sul piano politico. Inizialmente sostenne che la ribellione fosse interamente volta a un maggior riconoscimento politico e giuridico delle Tredici Colonie all’interno dell’impero britannico. Successivamente, però, aspirò alla totale rottura dei rapporti diplomatici con la madrepatria e alla conseguente separazione da essa. Thomas Jefferson, uno dei padri fondatori e futuro presidente, iniziò a lavorare in giugno a una prima copia della dichiarazione d’indipendenza. Il 2 luglio, tutte le colonie (tranne New York, che era sotto assedio), si trovarono unanimemente d’accordo sul fatto che l’indipendenza e la libertà fossero un loro diritto: si decise quindi di dichiare la secessione dal Regno di Gran Bretagna e fu presentata la bozza a cui aveva lavorato Jefferson. Oltre a ciò, furono anche preparati gli Articoli della Confederazione, che poi funsero da costituzione ad interim per gli Stati Uniti finché non si giunse alla versione definitiva dopo il conflitto. Nei due giorni successivi, il congresso lavorò alla versione finale, finché tutti i membri non furono d’accordo su tutte le parole e le modifiche apportate. Quando il testo fu finalmente approvato all’unanimità, il congresso aggiunse la data sul documento ufficiale: 4 luglio 1776. La Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti d’America fu poi firmata in agosto e consegnata a Londra in Novembre. Lo storico documento fu un manifesto di quelle che erano ormai le volontà dei coloni, i quali aspiravano a molto più di un equo riconoscimento, e divenne una forza unificante per le colonie negli ultimi anni della guerra. L’indipendenza vera e propria fu raggiunta solo nel 1783, quando l’Armata Continentale, sfruttando il sostegno militare francese, liberò tutto il territorio delle Tredici colonie dall’occupazione britannica.

Nei loro primi decenni di vita, gli Stati Uniti non celebrarono alcuna data in particolare della propria lotta per l’indipendenza. Il secondo presidente John Adams, si lamentò in una lettera del generale disinteresse del popolo americano nei confronti del suo recente passato. Dopo la Guerra del 1812, le copie della Dichiarazione d’Indipendenza iniziarono a circolare nuovamente, tutte recanti la data 4 luglio 1776, la quale divenne ancora più popolare dopo che fu anche la data di morte di Adams stesso e di Jefferson, due personaggi di spicco che avevano dato un contributo enorme alla nascita degli Stati Uniti. Negli anni seguenti, le celebrazioni per il 4 luglio divennero sempre più frequenti, finché la data non fu dichiarata una festività nazionale dal Congresso quasi un secolo dopo, nel 1870.

 

Giorgio Tiberio

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