Tre domande al Ministro Mario Giro ospite al Centro Studi Americani.

 

Mario Giro, vice ministro degli Affari Esteri con delega alla Cooperazione, è stato ospite al Centro Studi Americani in occasione della presentazione del volume “Sahara, deserto di mafie e jihad” di Massimiliano Boccolini e Alessio Postiglione.

Il ministro Giro ha dedicato anni e sforzi all’aiuto e al sostegno delle popolazioni africane come membro e responsabile delle Relazioni Internazionali della Comunità di Sant’Egidio, oltre al grande impegno profuso per instaurare un dialogo interreligioso, in particolare nel mondo musulmano.

D: Ministro, quali sono secondo Lei, le cause che portano all’arruolamento della popolazione della regione sahariana in gruppi criminali e formazioni armate jihadiste ?

R: Abbiamo erroneamente l’impressione che la zona del Sahara sia un vacuum, ma popoli e tribù vivono in quei luoghi da sempre. La prima causa del jihadismo nel territorio risiede, attualmente, nelle conseguenze e negli sviluppi della guerra in Algeria scoppiata nei primi anni ’90.

I jihadisti che hanno combattuto nel Paese si sono spinti sempre più a sud, incoraggiando o costringendo con la forza la popolazione locale ad arruolarsi nelle loro fila in cambio di beni primari. Ciò ha portato ad un aumento di attività criminali nella regione, incrementato dall’espansione dell’estremismo religioso professato da gruppi armati che operano al di fuori della regione. Oggi il deserto del Sahara è segnato drammaticamente da questa crescente violenza e dall’ascesa del jihadismo.

D: Il governo italiano può ridurre l’afflusso dell’immigrazione proveniente dal Nord Africa affrontando le questioni legate all’estremismo nella regione?

R: Direi che i due fattori non sono collegati. Anche se c’è una presenza elevata di estremisti in quei territori, queste persone non fanno parte del numero enorme di immigrati che arrivano in Italia. Coloro che attraversano il Mediterraneo, affrontando viaggi molto pericolosi su barche non equipaggiate per venire nel nostro Paese, hanno spesso scarse risorse e nessun’altra scelta se non quella di mettere in pericolo la propria vita pur di sbarcare sulle coste italiane. I jihadisti, al contrario, hanno una vasta rete di mezzi e non sono costretti ad entrare in Italia o nei paesi dell’Unione Europea in questo modo.

D: Crede che la collaborazione tra Stati Uniti e l’Italia possa essere vantaggiosa per combattere l’estremismo islamico in Nord Africa?

R: Certamente. Questo scenario sarebbe ideale. Tuttavia, i risultati di una possibile cooperazione tra i due Paesi al fine di ridurre la violenza e il jihadismo all’interno della zona, sono incerti. Sicuramente il governo americano e quello italiano possono porre solide basi per un proficuo sostegno attraverso l’attuazione di politiche mirate a migliorare la complessa situazione nella regione sahariana.

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