“Un amico che ti aspetta sempre” – Il commento del Maestro Giuseppe Tornatore

In questi giorni di clausura sono molti i luoghi che la nostra mente ama rivisitare. Contesti che ci ricordano momenti o persone importanti della nostra vita. Territori che ci siamo ripromessi di conoscere senza aver mai avuto occasione di farlo. E ambienti senza i quali la nostra esistenza non avrebbe senso. Come la sala cinematografica.

Sono circa un paio di mesi, ormai, che i cinema di quasi tutto il mondo sono chiusi. Non era mai accaduto in centoventi anni di storia della cinematografia. Generazioni e generazioni di persone di lingue e culture diverse sono cresciute in quello spazio dove luce e buio si nutrono l’un dell’altro in una prodigiosa armonia, sprigionando tra la folla di spettatori ogni tipo di emozioni e di esperienze. Paura, gioia, stupore, indignazione, fierezza, compassione, eccitazione, felicità, chiarezza, terrore, meraviglia, dubbio, trepidazione, desiderio, intuizione, tristezza, magia, cognizione, rabbia, entusiasmo, dolore, odio, nostalgia, furia, tenerezza, coraggio, estasi, allegria. Ma oggi l’equilibrio sembra essere saltato. L’oscurità prevale sulla luminescenza, cancella tutto, ci rende ciechi.

A me accade continuamente di pensare ai cinema vuoti, e ne ho grande sofferenza. Già prima della pandemia, quando mi accadeva di attraversare una via o una piazza dove un tempo c’era stato un cinematografo che avevo frequentato, volgevo sempre lo sguardo dall’altra parte, per non vedere in cosa era stato trasformato. E oggi ne sono convinto più che mai: una città senza cinema è una casa senza specchi, un volto senza occhi.

Uno dei pochi privilegi di questo triste periodo in cui le pareti della nostra abitazione assumono la sembianza dell’orizzonte, è proprio poter sfuggire all’immagine dei cinema abbandonati e sprangati. Il non vedere le insegne spente, le serrande abbassate, le vetrate coperte dalla polvere, l’erba che affiora sotto la soglia degli ingressi, i telai senza manifesti, rende meno dolorosa la consapevolezza che oggi pomeriggio o stasera, forse domani, non andrai a vedere un film in compagnia di altri. Non saluterai la cassiera che conosci da anni e ti saluta con uno sguardo discreto e gentile. Non cercherai il numero della tua poltrona mentre sullo schermo scorrono le promesse di nuove storie. Non rimarrai qualche istante nell’ombra, al termine della proiezione, per pensare.

Privazioni che lasciano ferite profonde e procurano dolore. Lo stesso che si prova nel non poter vedere un amico o una persona che ami. Perché la sala cinematografica è un amico, il migliore, il più fidato. L’amico che ti dona molto e ti chiede poco. L’amico che segretamente coltiva il tuo spirito e affila gli attrezzi che ti sei costruito per affrontare la vita. L’amico che non si lamenta mai se, per qualche tempo, ti dimentichi di lui. Sì, il cinema è un amico che ti aspetta sempre. Non dimentichiamolo quando comincerà il dopo. Ricordiamoci di restituire alle sale cinematografiche tutto l’amore che ci hanno regalato. Prepariamoci ovunque, ciascuno per il suo, a farle risorgere, come prima, più di prima, meglio di prima.

Roma 19 aprile 2020

Giuseppe Tornatore

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