Verso la fine del multilateralismo

 

Sin dal 1963, anno della sua fondazione, la Conferenza di Monaco sulla Sicurezza globale ha subito svariati cambiamenti, mantenendo allo stesso tempo le sue peculiarità fondamentali. L’evento rimane infatti un fondamentale teatro di confronto tra i principali attori internazionali, che a Febbraio di ogni anno si riuniscono per dibattere sulle politiche di sicurezza internazionale e per tentare di tracciare un disegno comune. La Conferenza sulla Sicurezza del 2019 ha visto protagonisti 21 Capi di Stato, oltre 80 Ministri degli Esteri e della Difesa, insieme a molti esperti della sicurezza e si è distinta per una divergenza di fondo sulle sfide attuali e future. 

 

Mai, negli ultimi decenni, le due sponde dell’Atlantico si sono rivelate tanto distanti. È quanto emerge dalla 55ma Conferenza di Monaco sulla Sicurezza globale, la tre giorni tenutasi nella capitale della Baviera tra il 15 e il 17 Febbraio. L’evento ha infatti dato prova non solo delle grandi divergenze che si registrano tra Stati Uniti e Unione Europea in tema di strategie geopolitiche e geoeconomiche, ma anche di un nuovo scacchiere internazionale in cui l’Unione Europea risulta sempre più schiacciata nella sfida multipolare tra USA, Russia e Cina.

NATO, disarmo nucleare, guerra commerciale, Iran e Siria: sono questi i temi principali e i terreni di scontro che hanno alimentato il dibattito (e lo scontro) tra la Cancelliera tedesca Angela Merkel, in veste di portavoce dell’Europeismo e della politica estera dell’UE, e il Vicepresidente degli Stati Uniti Mike Pence, fedelissimo di Donald Trump.

Dopo aver espresso una rigida critica al rinnovato protezionismo americano, la Kanzlerin ha difeso fermamente il ruolo odierno del multilateralismo, definendolo come l’unico strumento in grado di dare una risposta alle odierne sfide globali. Stando alla visione strategica di Angela Merkel (e più in generale dell’UE), il multilateralismo non può prescindere dalla difesa della NATO, definita “non solo come alleanza militare ma come alleanza di valori”. Un’evidente risposta allo scetticismo che Trump nutre sull’Organizzazione del Trattato Nord Atlantico, tanto da arrivare a minacciare uno smantellamento se gli alleati non arrivassero ad un raddoppiamento delle spese militari.

Un ulteriore terreno di scontro sorge sulla possibilità che una “sanguinosa” guerra commerciale possa aprirsi tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti. Il presidente Trump ha infatti minacciato l’imposizione di dazi del 25% sulle auto europee, dopo aver ricevuto un report del Dipartimento al Commercio USA secondo il quale “le auto importate negli Stati Uniti dall’UE costituiscono una minaccia per la sicurezza nazionale”. Dinnanzi alla conferma di questa eventualità da parte di Mike Pence, immediata è stata la replica di Jean Claude Juncker, che ha promesso ritorsioni dichiarando che “l’UE non si sentirà obbligata a rispettare la sua promessa di acquistare più soia e gas liquefatto dagli Stati Uniti” e aprendo di fatto ad una nuova possibile guerra commerciale. Gli fa eco la Cancelliera Merkel che nel corso della Conferenza ha definito “scioccante” l’accusa degli USA.

Ma è sul disarmo nucleare, sull’Iran e sulla Siria che i toni si accendono e le spaccature si fanno più profonde. La recente uscita degli USA e della Russia dal Trattato sui missili di medio raggio Inf ha sorpreso l’intera Unione Europea, che, se in un primo tempo si apprestava a proporre un’estensione dell’accordo alla Cina, ora si ritrova smarrita, sempre più impotente di fronte alle logiche conflittuali che legano grandi potenze come USA e Russia. Come ha sostenuto lo stesso Vicepresidente Mike Pence, la scelta dell’amministrazione americana è la naturale conseguenza di pesanti e ripetute violazioni del Trattato da parte della Russia. Il venir meno a delle regole comuni e l’abbandono di accordi su temi delicati come il disarmo nucleare non può che contribuire ad incrementare le tensioni internazionali, aggravando di fatto la crisi del multilateralismo, in uno scenario già di per sé messo in crisi dalle divergenze tra le maggiori potenze globali e dalla mancanza di soluzioni collettive su Iran e Siria.

Uno dei passaggi più discussi e importanti della Conferenza ha riguardato indubbiamente l’Iran. Mike Pence, dopo aver rivendicato con forza la decisione sull’abbandono dell’intesa sul nucleare con l’Iran, ha affermato che Teheran “punta all’Olocausto” e che è “il Paese leader ad appoggiare il terrorismo islamico”, invitando i paesi europei ad abbandonare l’accordo sul nucleare. Parole forti certamente, che si scontrano con la volontà dell’UE di salvaguardare e tenere in vita l’intesa con il Presidente Iraniano Rouhani. Tuttavia, se da una parte la Cancelliera Merkel ha ribadito l’importanza di tutelare un canale di comunicazione con Teheran, dall’altra ha messo in guardia gli Stati Uniti dinnanzi all’imminente ritiro delle truppe americane dalla Siria e al rischio di un conseguente rafforzamento della sfera di influenza dell’Iran (oltre che della Russia) in una regione di cruciale importanza strategica.

Le preoccupazioni di Angela Merkel coincidono da tempo con quelle dei Paesi partner dell’UE e, assieme alle pressioni esercitate dall’esercito statunitense, hanno aperto una piccola breccia nella strategia dettata da Trump, mitigando la sua decisione iniziale. Di fronte alla platea di Monaco infatti, il Vicepresidente americano ha rassicurato i partner internazionali garantendo che “gli USA manterranno una forte presenza nella regione anche dopo il ritiro, continuando a ricercare gli uomini dell’ISIS”. Una rassicurazione a cui gli alleati europei guardano con cautela.

Quel che è certo è che la Conferenza di Monaco ci dona lo spaccato di uno scenario internazionale sempre più frammentato e diviso, in cui Stati Uniti e Unione Europea non condividono più strategie e visioni comuni su temi decisivi, in cui il multilateralismo sembra volgere sempre più verso un declino inaspettato fino a qualche anno fa.

 

Giorgio Catania, 25/02/2019

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