Biden in vantaggio, ma la partita è ancora aperta

di Giorgio Catania, Junior Fellow del Centro Studi Americani

A meno di una settimana dall’Election Day sono circa 70 milioni i cittadini americani ad aver già votato. Quasi 30 lo hanno fatto di persona, esercitando il cosiddetto early voting, gli altri via posta. I democratici sono convinti che la folla ai seggi – mai così tanti gli elettori registrati – stia avvicinando Joe Biden alla Casa Bianca, così come sono certi che la preferenza espressa via posta faccia pendere la bilancia verso l’ex vice di Obama. Una certezza rafforzata dalle prese di posizione di Donald Trump, che ha fatto di tutto per ostacolare questa modalità di voto. Stando alla media dei sondaggi di RealClearPolitics, Biden conserverebbe un vantaggio di circa 8 punti percentuali su Trump. La mappa di 270towin conferma la tesi del vantaggio dei Democratici, attribuendo a Biden 290 Grandi Elettori tra sicuri o probabili (ne servono 270 per vincere) e a Trump 163. Restano fuori dal conteggio 85 Grandi Elettori, in Stati contesi come Ohio, Iowa, Georgia, Florida e North Carolina. Tutti Stati conquistati da Trump nel 2016.

Nonostante i sondaggi, il presidente uscente ha registrato una vittoria importante. La Corte Suprema ha infatti rifiutato di estendere al Wisconsin – nel 2016 Stato repubblicano ma attualmente Stato in bilico – la validità del voto postale qualora arrivasse dopo l’Election Day. Una notizia che fa scalpore, specialmente se consideriamo che giorni fa una Corte statale aveva invece riconosciuto la validità delle schede arrivate fino a 3 giorni dopo il 3 novembre.

Con la scelta della nuova giudice Amy Coney Barrett, Trump è riuscito a sbilanciare la Corte Suprema a suo favore portando il rapporto a 6-3. La nomina non ha nulla di illegale ed è avvenuta in seguito alla morte della giudice Ruth Ginsburg, nonostante la volontà di quest’ultima di essere sostituita solo dopo l’insediamento del nuovo presidente. Veementi a questo proposito sono state le proteste da parte dei Democratici, convinti che la legittimità della scelta venga meno a fronte dei pochi giorni che ci separano dalle elezioni presidenziali.

In caso di nuova vittoria, Trump avrebbe dalla sua il sostegno della Corte per smontare l’Obamacare, cambiare leggi importanti sui diritti civili come quella sull’aborto. Ma soprattutto in caso di contestazione sul risultato del voto, quel 6 a 3 avrebbe un significato ben più importante. I giochi sono ancora aperti e sarà decisiva una manciata di stati, i cosiddetti Swing States. In Florida è previsto un testa a testa, così come in Georgia, Iowa, North Carolina, Ohio, Arizona.

Nelle ultime ore una frase pronunciata alla Cnn da parte del capo-staff della Casa Bianca Mark Meadows è stata sfruttata dai Democratici per tornare a criticare aspramente la gestione della pandemia. Meadows ha infatti detto: “Non controlleremo la pandemia: il virus è contagioso esattamente come l’influenza. Cercheremo di avere vaccini e terapie e altri strumenti per mitigare l’impatto della malattia”. Parole che Biden e Obama hanno percepito come una resa di fronte al virus.

“Meadows ha candidamente riconosciuto quella che è stata la strategia del presidente dall’inizio della crisi: alzare la bandiera bianca e sperare che, ignorandolo, il virus se ne sarebbe andato via da solo. Non se n’è andato e non se ne andrà”, ha dichiarato Biden, commentando le parole di Meadows. Indubbiamente la pandemia e la sua gestione saranno al centro dell’ultimo scampolo di campagna elettorale ed – insieme alle proteste targate Black Lives Matter – decideranno le sorti delle elezioni.

Una cosa è certa. Il vincitore delle elezioni avrà di fronte a sé un compito arduo e gravoso: gestire un Paese diviso e polarizzato, invertire il trend del contagio e trainare il Paese al di fuori della crisi economica, che ha portato la disoccupazione ai livelli della Grande Depressione, con una decrescita del PIL del 4.3% (secondo le stime del FMI). La parola ora passa agli elettori.

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