Accademia Bizantina festeggia i suoi 40 anni e si proietta verso l’800

Roma, 20 giu. (askanews) – Sabato 22 giugno nella loro storica casa nel borgo romagnolo di Bagnacavallo, Accademia Bizantina ed Ottavio Dantone festeggeranno in concerto i loro primi quarant’anni di matrimonio musicale che li ha portati ad essere riconosciute eccellenze internazionali del repertorio antico e Barocco. Per la Festa Europea della Musica 2024 dunque un momento live incastonato nella registrazione del nuovo album, in attesa della nuova residenza quinquennale ad Innsbruck con la direzione musicale di Dantone, ma soprattutto un’occasione per raccontare la loro nuova, inattesa avventura nel grande Ottocento con l’uscita dell’album dedicato alla Sinfonia Italiana di Mendelssohn e alla Renana di Schumann.

Nell’antico Castrum bizantino di Bagnacavallo, le cui bellezze ancora poco frequentate spaziano dall’anno Mille fino al Settecento, si svolgerà la grande festa per i primi quarant’anni dell’ensemble che, con il suo direttore musicale Ottavio Dantone, ha segnato la rinascita internazionale del repertorio antico e barocco. Il concerto serale per il quale è previsto l’arrivo di media da tutt’Europa, si terrà sabato 22 giugno e comprenderà il Concerto grosso Op. 6 n. 4 di Corelli, il Concerto grosso Op. 3 n. 6 di Geminiani e poi il Larghetto cantabile per Cembalo, Viola e Archi di Johann Christoph Friedrich Bach, mentre del padre Johann Sebastian Bach sarà eseguito il Concerto triplo per Flauto, Violino, Cembalo e archi in la minore BWV 1044.

Un appuntamento che cade proprio nei giorni di intenso lavoro per la registrazione del progetto discografico previsto per il ’25 nell’ottocentesco Teatro Goldoni. E proprio al grande Ottocento è dedicato l’album in uscita il 7/6 per celebrare l’evoluzione artistica di Accademia Bizantina, frutto di una inesausta ricerca di nuovi repertori nei quali il lungo lavoro svolto in ambito Barocco possa portare la novità e freschezza di un approccio diverso rispetto a quello degli esecutori tradizionalmente concentrati in questo specifico ambito; una nuova visione per offrire al mondo musicale ed al pubblico un percorso dialettico di conoscenza rigorosamente incentrato su opere di transizione tra i gusti, le idee e lo stile dei due secoli chiave della modernità, il Settecento e l’Ottocento, colti in quell’area in cui l’uno sfuma nell’altro, velandosi.

Spiega Ottavio Dantone: “Questo progetto nasce dall’idea di esplorare il linguaggio del periodo romantico considerando da un lato i cambiamenti estetici e filosofici in atto nella prima metà dell’Ottocento e dall’altro quella tradizione di gesti e atteggiamenti espressivi del secolo passato che facevano ancora parte della nuova sensibilità artistica. In questo senso è plausibile affermare che le nozioni filologiche e la pratica della musica antica possono agevolare, nell’ambito di repertori più moderni, l’identificazione e la comprensione di intenzioni e stilemi figli della cultura e del pensiero del passato”.

La riflessione alle spalle di questo passaggio fondamentale ad un repertorio già praticato da Dantone in veste di direttore con alcune delle migliori orchestre europee, ma mai su strumenti antichi e con il suo ensemble, è stata ovviamente lunga e profonda, e così racconta: “La scelta di queste due Sinfonie e dei rispettivi autori riflette una personale affinità, dovuta anche al fatto che sia Mendelssohn che Schumann erano fortemente attratti e influenzati dalla musica di Bach, cosa che si riflette in maniera evidente nei due lavori presenti in questa registrazione. Vediamo così coesistere nella Renana e nell’Italiana le espressioni più pure dello spirito romantico insieme a richiami, stili e temi di chiara ispirazione bachiana, oltre a un uso frequente e raffinato del contrappunto. Non sappiamo se per una magica e inconscia coincidenza o per una precisa volontà di omaggiare in maniera occulta e simbolica il grande maestro di Eisenach, nel secondo movimento della Sinfonia di Mendelssohn, in un passaggio melodico dei violini si succedono consecutivamente le note Sib-La-Do-Si, nell’alfabeto musicale tedesco B-A-C-H.”

Ottavio Dantone ed Accademia Bizantina sono da sempre alla ricerca di nuove sfide intellettuali da tradurre in musica con passione. E con una nuova idea sonora del più conosciuto ed ascoltato Ottocento, nell’ambito di un progetto di lungo respiro che Accademia Bizantina chiama “imprinting”, si apre il nuovo quarantennio dell’ensemble.

“Imprinting – spiega ancora Dantone – è il nome del nostro nuovo progetto musicale che interroga i grandi capolavori di fine 700 e del primo 800. Un nuovo cammino per noi, finora noti soprattutto come interpreti di musica barocca. Un viaggio inedito nell’universo di Mendelssohn, Schumann, Beethoven e Schubert ma anche di Mozart e Haydn, per restituire alcune tra le loro opere più celebri a un orecchio rinnovato, liberato dalle stratificazioni delle interpretazioni che si sono succedute nel tempo.

“La partitura è l’impronta che i compositori hanno lasciato alla storia e che noi interpreti siamo chiamati a interrogare a ogni esecuzione. La nostra lettura, su strumenti originali, tiene conto sia dei cambiamenti estetici e filosofici che appartengono all’epoca di composizione di questi capolavori, sia della “tradizione di gesti e atteggiamenti espressivi” del periodo appena precedente, facenti quindi ancora parte della nuova sensibilità artistica. Questo gesto interpretativo è il nostro imprinting, un preciso approccio alla partitura e al fare musica che ci viene naturalmente dalla nostra esperienza sul repertorio barocco”.

Durante l’estate Accademia Bizantina sarà impegnata anche con il Tamerlano di Vivaldi, il 13 luglio alla maestosa Cour des Hospices di Beaune, in Francia, per poi iniziare la sua nuova residenza quinquennale a Innsbruck, in Austria, con due date presso la Haus der Musik e il Tiroler Landestheater: il 6 agosto Il Trionfo della Fama di Conti e l’11 agosto il Cesare in Egitto di Giacomelli.