Ciclovie, Corte Conti: sviluppo del sistema nazionale in ritardo

Roma, 25 giu. (askanews) – Sono numerosi i ritardi rilevati nella progettazione e nella realizzazione del Sistema nazionale delle ciclovie turistiche e degli interventi a sostegno della ciclabilità cittadina, con riflessi critici sulla gestione delle ingenti risorse messe a disposizione tra il 2018 e il 2023. Lo afferma la Corte dei conti, secondo quanto riporta un comunicato nella relazione che la Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato, analizzando lo stato di avanzamento complessivo delle 10 ciclovie nazionali.

Tra queste la Ciclovia del Sole Firenze-Verona, ricordano i giudici contabili, la ciclovia Venezia-Torino, quella dell’acquedotto pugliese e il Grande raccordo anulare delle biciclette a Roma. Tutti progetti che puntano alla realizzazione di altrettanti itinerari archeologico-culturali a bassa velocità, con la titolarità dei ministeri delle infrastrutture e trasporti, della cultura e del turismo.

Sul piano della programmazione, specifica la Corte, le carenze emerse sono legate anche alla tardiva adozione (agosto 2022) del Piano Generale della mobilità ciclistica, atteso sin dal 2018, e le lentezze procedurali osservate hanno inciso direttamente sulla gestione delle risorse, con numerose criticità inerenti al loro effettivo utilizzo e indicative di una capacità di spesa davvero ridotta.

Per la magistratura contabile, inoltre, l’insufficiente coordinamento fra le Pa interessate è stato elemento di particolare problematicità sul versante realizzativo, anche in considerazione delle tempistiche dell’intervento Pnrr sul “Rafforzamento della mobilità ciclistica”, tuttora in corso.

La differenza, infine, tra costi medi sostenuti per le varie ciclovie, oltre a rendere indispensabili interventi all’insegna di una maggiore economicità, evidenzia, secondo la Corte, la necessità di un controllo centrale più efficace e coordinato nella gestione delle risorse e delle procedure, per il rispetto dei criteri programmatici e, in caso di interventi non più avviabili, per il recupero delle risorse erogate e l’eventuale riutilizzo, che renderanno fondamentale la collaborazione con il Mef.