La Francia corre a votare, affluenza record a legislative odierne

Nizza (Francia), 30 giu. (askanews) – I francesi sono chiamati alle urne dalle 8 di questa mattina per eleggere anticipatamente 577 deputati dell’Assemblea nazionale, che in base alla Costituzione dovrebbero restare in carica cinque anni e che esaminano, votano le leggi e controllano l’azione del governo. Alle 12, l’affluenza al primo turno di queste elezioni legislative nella Francia continentale è del 25,9% ed è già stata definita “storica”, “record in 43 anni” e “record dal 1981” dai diversi canali della tv francese. Sicuramente un dato in netta crescita rispetto al 2022. Durante le ultime elezioni legislative anticipate del 2007: il tasso di partecipazione era del 22,74%.

Nella capitale Parigi, l’affluenza oggi alle 12 era addirittura il 25,48%, vale a dire il doppio rispetto al 12,8% alla stessa ora del 2022. I tassi più bassi si registrano nella regione parigina con il 17,93% a Seine-Saint-Denis, il 18,29% a Val-de-Marne, il 18,47% a Hauts-de-Seine. A Seine-Saint-Denis, la percentuale è tuttavia molto più alta che nel 2022: era allora al 9,85%. E una brutta aggressione a Nizza dimostra quanto gli animi siano caldi.

SCAZZOTTATA IN COSTA AZZURRA

Un episodio poco edificante si è tenuto questa mattina a Nizza, nel Sud della Francia, roccaforte dei Repubblicani. La polemica è evidentemente accesa tra Christian Estrosi ed Éric Ciotti. L’aggressione al presidente di un seggio elettorale da parte di un assessore scelto da Ciotti ha scaldato i commenti del sindaco di Nizza Estrosi. I rapporti tra i due uomini forti della politica nizzarda continuano quindi a deteriorarsi. Christian Estrosi ha lasciato i repubblicani nel 2021, in disaccordo con la linea assunta dal partito e in particolare da Eric Ciotti. Attualmente fa parte del partito di Édouard Philippe, Orizzonti, identificato con la destra e membro della maggioranza presidenziale durante la precedente legislatura. Ha tuttavia criticato la decisione di Ciotti di allearsi con LR con il Rassemblement National per queste elezioni legislative anticipate, paragonandolo addirittura a Pierre Laval, un collaborazionista.

LA GAUCHE E LA PROVINCIA

In base a quanto spiegano gli esperti, queste elezioni potrebbero portare a risultati discordanti tra le grandi città e il resto del Paese. Il Nuovo Fronte Popolare (in francese Nouveau Front Populaire, NFP) “non ha lo slancio e non è in grado di ottenere la maggioranza assoluta di 289 seggi all’Assemblea nazionale”, ha detto in un’intervista ad askanews Aquilino Morelle, già consigliere di Lionel Jospin a Matignon (1997-2002), poi di François Hollande all’Eliseo (2012-2014) e autore del saggio “La parabole des aveugles: Marine Le Pen aux portes de l’Elysée” (Grasset, 286 pagine) dove con largo anticipo su tutti aveva delineato il quadro che oggi si osserva, con un rafforzamento mai visto della destra lepeniana di Rn.

“Le principali forze – continua Morelle – che compongono il Nuovo Fronte Popolare non sono d’accordo su nulla delle questioni essenziali. Si tratta quindi di un’alleanza elettorale di circostanza creata per sbarrare la strada, come dice la sinistra, al Rassemblement National e per cercare di salvare un certo numero di seggi. Ma a parte il fatto che non sono d’accordo su nulla, non è il contesto attuale che li porterà a fare quello che ho cercato di fare nei miei libri: a pensare al perché un sacco di ex elettori di sinistra ora votano Rn. Non vogliono assolutamente sentir parlare di sinistra. Perché in realtà la sinistra che vota oggi è la sinistra delle grandi città, la sinistra della borghesia culturale, delle persone che stanno bene, che amano la loro vita, che non hanno problemi, quello che in Francia chiamiamo “bobo” (contrazione di “bourgeois” e “bohémien”, ndr). A Parigi, Bordeaux, Lione e così via”.

Situazione diversa nel resto del Paese: “Ovunque in Francia l’elettorato – conclude Morelle – della classe operaia o della classe media, che tradizionalmente, in larga misura, votava per la sinistra, ora si è allontanato da essa. E lo shock delle elezioni legislative, a mio avviso, è ben lungi dall’indurre la sinistra a riflettere sulle ragioni che hanno portato a questa situazione. Quello che non ha fatto per 20 anni, non vedo perché dovrebbe farlo ora. Forse dopo che il Rassemblement National sarà salito al potere, forse allora…. un’introspezione collettiva arriverà, ma per il momento non credo”.

I PESI MASSIMI HANNO VOTATO

I primi risultati saranno diffusi a partire dalle 20, quando chiudono gli ultimi seggi elettorali.

Molte personalità politiche hanno già infilato la loro scheda elettorale nelle urne: Jordan Bardella (candidato a primo ministro da Rn) a Garches, Gabriel Attal (attuale premier), Francois Hollande (ex presidente attualmente in corsa per la sinistra) e il presidente francese Emmanuel Macron a Le Touquet (Pas-de-Calais), in maniche di camicia nel feudo di Marine Le Pen che ha votato nella sua roccaforte di Hénin-Beaumont (Pas-de-Calais).

Anche il segretario nazionale del Partito comunista francese, Fabien Roussel e Jean-Luc Melenchon hanno votato. Melenchon è figura di spicco della France insoumise e ha espresso il suo voto nel X arrondissement di Parigi, quartiere popolare all’inizio del XX secolo, ma che ha perso la sua vocazione industriale e che ospita oggi molte comunità di origine straniera, oltre ad essere stato colpito dagli attentati del 13 novembre 2015.

COME MAI SI VOTA OGGI

In origine, i francesi non dovevano tornare alle urne prima del 2026, durante le elezioni comunali. E le prossime elezioni legislative non avrebbero dovuto svolgersi fino al 2027, dopo le prossime elezioni presidenziali.

Ma domenica 9 giugno, subito dopo la grande vittoria della lista del Rassemblement National di Jordan Bardella alle elezioni europee, Emmanuel Macron ha deciso di sciogliere l’Assemblea nazionale. Questo scioglimento pone fine anticipatamente al mandato di tutti i 577 deputati. E provoca nuove elezioni legislative anticipate.

I francesi sono quindi chiamati alle urne il 30 giugno e il 7 luglio per rinnovare l’Assemblea ed eleggere i propri rappresentanti. Senza scioglimento, i 577 deputati, eletti inizialmente nel 2022, avrebbero dovuto restare in carica fino al 2027. Quelli eletti il ??7 luglio resteranno in carica fino al 2029. Il loro mandato durerà altri 5 anni, a meno che non si verifichi prima un nuovo scioglimento.

(Di Cristina Giuliano)