Pomarancio

Particolare Cavaliere Pomarancio

La decorazione della volta del salone d’angolo è l’episodio saliente del primo cantiere pittorico del palazzo, da collocare tra il 1600 e il 1601, quando cioè il primo blocco edilizio può dirsi strutturalmente compiuto. È la bottega di Cristoforo Roncalli (1552-1626), detto il Cavaliere Pomarancio, a operare in questo primo periodo una antologia delle storie di Giuseppe ebreo.
La volta della sala è interamente affrescata in un tripudio di colori vivaci e dorature di cornici. Qui lavorano Antonio Circignani (1567-1630 ca.), anch’egli soprannominato Pomarancio, e Prospero Orsi (1560 ca.-1630 ca.). Al primo si ascrivono le storie, che conducono l’osservatore fino alla scena centrale del Trionfo di Giuseppe ebreo in cui la preziosità delle vesti, la luminosità dei colori e il diffuso impiego delle dorature offrono grande risalto alla rappresentazione. Il Trionfo deve leggersi, in un simile contesto, come una celebrazione allegorica dell’autodeterminazione familiare dei Mattei.

1600 – Trionfo di Giuseppe ebreo

1600 – Trionfo di Giuseppe ebreo

1600 – Annuncio della morte di Giuseppe

1600 – Annuncio della morte di Giuseppe

1600 – Giuseppe viene nominato Gran Visir

1600 – Giuseppe viene nominato Gran Visir

Gli affreschi sulle testate minori, entro campi ottagonali, testimoniano invece la duplice realtà del rapporto fraterno che, da un lato, lega Giuseppe e Beniamino e, dall’altro, lo separa a causa dell’invidia dagli altri figli di Giacobbe. Il dipinto raffigurante Giuseppe venduto dai fratelli è vistosamente distante dalla mano del Pomarancio, è infatti opera settecentesca del romano Giacomo Triga (1674-1746).
La pittura di Circignani esplicita qui una vicinanza all’opera del Cavalier d’Arpino (1568-1640) oltre che, più in generale, a quegli artisti del tardo manierismo romano che tentano di operarne uno svecchiamento. Ecco quindi composizioni semplificate con chiari rapporti di simmetria. La ricerca di un naturalismo più corposo determina la maggior consistenza dei risalti chiaroscurali e cromatici.
Ad opera di Prospero Orsi sono invece le fini grottesche che rafforzano i nessi tra le cornici dorate degli affreschi, così come le coppie di carri che alludono, in chiave neoplatonica, ai continenti e allo scorrere del tempo. Infine, ancora trattate secondo un gusto ‘all’antica’, le allegorie delle stagioni si abbinano alle estremità degli affreschi oblunghi.

1600 –Giuseppe e Beniamino

1600 –Giuseppe e Beniamino

1600 – Giuseppe venduto dai fratelli

1600 – Giuseppe venduto dai fratelli