Galleria

1622/1623 – Salomone adora gli idoli

Mentre le stanze del piano nobile vengono via via affrescate al ritmo della costruzione del palazzo, la Galleria, strutturalmente conclusa con la lunga volta a padiglione entro il 1616, resta per anni in attesa del progetto decorativo, accuratamente studiato da Asdrubale. La decorazione pittorica si svolge tra l’aprile del 1622 e il dicembre 1623, sebbene la sistemazione ultima vede i lavori protrarsi fino al 1626.
L’impalcatura generale del sistema decorativo, articolato mediante festoni, finte membrature in stucco e quadri riportati, esplicita il determinante ruolo dei modelli raffaelleschi, le Logge Vaticane e la Loggia di Psiche nella Villa Farnesina, nonché il più recente riferimento della Galleria Farnese decorata dai Carracci. L’organizzazione complessiva della volta rimane pertanto ancorata ai modelli del pieno Rinascimento romano, pur annunciando, in alcuni elementi figurativi e spaziali, i successivi sviluppi della decorazione barocca.
Il pittore Pietro Paolo Bonzi (1576-1636), già attivo al servizio di Asdrubale Mattei, aveva lavorato alle cornici degli affreschi di Francesco Albani (1578-1660) delle «stanze nuove» e apparteneva all’ambiente romano legato alla scuola carraccesca. A lui compete l’impianto ornamentale, quindi le finte decorazioni in stucco, i festoni di frutta e fiori e più in generale la struttura di raccordo tra i diversi campi figurativi. La vicinanza del motivo a festoni vegetali al precedente raffaellesco della Farnesina appare evidente: una grande varietà di specie botaniche crea un continuo flusso di colore a scandire la volta. Oltre ai numerosi esempi di frutti nostrani, compaiono anche elementi esotici, come le melanzane originarie del Sud-Est asiatico oppure i meloni, le pigne e melograni, simboli di fecondità e prosperità provenienti dall’area persiana e, ancorché noti in età moderna, abbinati alla nobiltà e agli orti botanici come gli agrumi. Soprattutto spiccano le varietà di piante del Nuovo Mondo, pur se in numero fortemente ridotto rispetto alla Loggia di Psiche. In particolare si segnala il mazzo di peperoncini rossi sulla parete occidentale (alla sinistra di L’unzione di Salomone) o i girasoli che trovano posto affianco al disco centrale della volta con lo stemma Mattei-Gonzaga.

1622/1623 - Festoni vegetali della Galleria

1622/1623 – Festoni vegetali della Galleria

Le pitture narrative vengono affidate invece al giovane Pietro Berrettini da Cortona (1596-1669) introdotto dallo stesso Bonzi, suo conterraneo. I due dipinti principali, Salomone adora gli idoli e Salomone e la regina di Saba, occupano la sommità della volta la cui superficie è scandita dalle ghirlande che seguono le nervature strutturali e convergono in corone poste al culmine delle coppie di lunette.
Diversamente da quanto immaginato nelle prime fasi della progettazione pittorica da Domenichino, i grandi affreschi non sono orientati per una lettura immediata lungo l’asse di attraversamento della sala, ma richiedono all’osservatore una rotazione dello sguardo. Due bozzetti di studio di Pietro da Cortona (conservati al Teylers Museum di Haarlem) riprendono infatti le elaborazioni del Domenichino, adattandole alla nuova direzione orizzonale dei campi pittorici. L’allargamento dell’inquadratura impone l’introduzione di numerose figure secondarie il cui movimento complessivo viene organizzato come un fregio continuo lungo la direzione principale della sala. È quindi probabile che il nuovo orientamento dei campi figurativi sia stato promosso dallo stesso Cortona a lavori già iniziati.

1622/1623 – Salomone adora gli idoli

1622/1623 – Salomone adora gli idoli

1622/1623 – Salomone e la regina di Saba

1622/1623 – Salomone e la regina di Saba

1622/1623 – Sacrificio di Salomone

1622/1623 – Sacrificio di Salomone

1622/1623 – Uccisione di Joab

1622/1623 – Uccisione di Joab

Sopra e sotto i riquadri centrali, quattro campi esagonali ospitano ulteriori episodi tratti dal Primo Libro dei Re: il Sacrificio di Salomone, l’Uccisione di Joab, L’unzione di Salomone e Le nozze di Salomone con la figlia del faraone. Tra di essi, Le nozze e L’unzione sono attribuiti a Bonzi per analogie linguistiche con l’apparato ornamentale.

Il resto della volta è occupato da decorazioni plastiche simulate, medaglioni, monocromi dorati e cornici che risolvono i nessi formali tra quadri e festoni.

La scelta del ciclo salomonico spetta ad Asdrubale Mattei, formulata sin da subito nel contratto stipulato con Bonzi. Il confronto con la Galleria Giustiniani, anch’essa decorata con episodi della vita di Salomone, permette di cogliere la specificità del programma Mattei. Nel palazzo Giustiniani le scene, accompagnate dalle Virtù, assumono il ruolo di esempi morali e religiosi; nella residenza di Asdrubale prevale invece un’interpretazione profana. L’esaltazione di Salomone come sovrano sapiente, costruttore, proprietario di tesori e degno di omaggi si presta a celebrare la magnificenza del committente e le aspirazioni familiari. Il significato encomiastico è reso esplicito dalla posizione delle due scene maggiori ai lati dello stemma congiunto Mattei-Gonzaga.

Gli affreschi di Cortona appartengono a una fase ancora giovanile, caratterizzata dall’assimilazione dei modi bolognesi e dall’influenza di Domenichino, ma la trasformazione dei campi figurativi (da verticali ad orizzontali) e la maggiore estensione concessa alla pittura narrativa anticipano alcuni sviluppi della maturità dell’artista. Motivi già presenti nella Galleria Mattei torneranno infatti nella volta del salone Barberini: i festoni vegetali caricati di valori simbolici, i clipei in monocromo dorato e gli animali posti agli angoli della composizione. Nel ciclo Mattei questi ultimi hanno ancora una funzione prevalentemente decorativa, mentre nel salone Barberini saranno trasformati in simboli delle virtù.

All’interno delle otto lunette vengono invece dipinte viste di castelli e tenute familiari. Le due sui lati brevi rappresentano Maccarese, con la torre sul mare, e la vigna sul Palatino, adiacente agli Orti Farnesiani; le vedute dei lati lunghi riprendono fedelmente i dipinti su tela commissionati a Paul Bril nel 1601-1602 e devono considerarsi traduzioni ad affresco di quei dipinti, eseguite sotto la responsabilità di Bonzi.

Le grottesche e le scenette dipinte nelle imbotti delle finestre sono opera di Marco Tullio Montagna (1594 ca.-1649) e di tale Gismondo Straccia che eseguono il ciclo delle «historiette» con episodi della vita di Sansone, oltre ad un Sacrificio di Manoah. Il passaggio tra gli affreschi della volta e le pareti viene infine completato dal fregio dorato con giochi di putti, opera del francese Giovanni Marzsriet (forse allievo di François Duquesnoy). Il fregio riprende il rilievo con giochi di putti presente nel salone di Ciriaco Mattei nel vicino palazzo alle Botteghe Oscure, stabilendo così un rapporto di continuità tra le diverse residenze familiari. Non appartengono invece allo stesso scultore i gruppi di aquile collocati agli angoli.

Con l’installazione del fregio e la posa di un pavimento a mosaico, nell’estate del 1624 la struttura decorativa fondamentale della Galleria può dirsi compiuta.

1622/1623 – L'unzione di Salomone

1622/1623 – L’unzione di Salomone

1622/1623 – Nozze di Salomone

1622/1623 – Nozze di Salomone