La sala affrescata da Camillo Spallucci (1570-1650 ca.) appartiene alla prima fase costruttiva del palazzo e costituisce l’unica camera, tra quelle orientali rivolte verso il cortile interno, ad avere l’altezza piena delle altre sale del piano nobile. Le tre sale posteriori verranno infatti sormontate dal mezzanino.
La sala, collocata tra il salone e la loggia ancora non realizzata, presenta una versione alternativa all’affresco del Pomarancio nel salone d’angolo in cui Giuseppe riconosce Beniamino, richiamato perfino nella forma ottagonale dello stesso dipinto. Sebbene Spallucci tenti, come avviene per Cristoforo Greppi e I fratelli di Giuseppe in Egitto, di inserirsi all’interno di un programma decorativo unitario sia per temi che per coloriture, la composizione inscena ora una coralità dai toni più caldi. Giuseppe si lascia al trasporto delle emozioni mentre la rappresentazione testimonia una maggior attenzione naturalistica ancorché la contrapposizione delle masse risponda a basilari schemi di simmetria.


