La stanza è posta tra la scala monumentale e il salone. Trattasi di una piccola anticamera priva di finestre la cui volta viene interamente affrescata da Francesco Nappi (1565-1630), uno dei collaboratori di Cristoforo Roncalli (1552-1626) e particolarmente esperto, secondo Giovanni Baglione (1573 ca.-1643), in «far’ornamenti bizzarri di chiaro, e scuro con diversi capricci assai buoni, e gustosi». Ecco infatti che sullo sfondo indorato contrastano pastose trame floreali all’antica, con erme e mascheroni dalla valenza strutturale posti a sorreggere la cornice entro cui si svolge la scena del Sacrificio di Isacco.
La foglia d’oro, diffusamente impiegata nella volta, risponde forse all’esigenza luministica, data l’assenza di finestre, mentre la composizione della scena è copia dalla precedente tela del pittore Jacopo Robusti (1518-1594), detto Tintoretto, nella Scuola Grande di San Rocco a Venezia, città in cui il Nappi aveva vissuto prima della partenza per Roma.


