Centrosinistra, Schlein alza voce: uno non vale uno, abbiamo doppio dei voti
Roma, 2 ott. (askanews) – Elly Schlein stavolta alza i toni, una reazione insolita da parte della leader Pd da sempre convinta che gli elettori di centrosinistra siano stufi di polemiche politiciste e risse tra alleati. La segretaria si presenta in direzione consapevole che il clima si è fatto pesante, che in vista delle elezioni il gioco si fa duro, e stavolta sceglie di replicare con durezza a Giuseppe Conte, il leader M5s che da settimane la punzecchia e la sfida su temi divisivi come l’Ucraina. “Voglio essere chiara”, ripete più volte e quasi sempre è rivolta all’alleato-rivale.
Innanzitutto ribatte alla frecciata sul Pd che ancora non sarebbe pronto a discutere del programma: “Leggo sui giornali ricostruzioni fantasiose, vorrei chiarie un punto: noi siamo pronti. Possiamo partire anche subito. Basta che siamo tutti e basta che non partiamo da soli”. La leader Pd non cita esplicitamente i veti M5s contro Matteo Renzi ma afferma: “Mi spiego meglio: il programma va affinato insieme a tutta l’alleanza progressista che già governa insieme nei territori”. Un’alleanza che, appunto, va da M5s fino ai centristi.
Non solo, di lavorare al programma “è ciò che io ho proposto agli alleati a novembre dell’anno scorso, 2025, dopo le regionali”. Se ancora non è partito un tavolo è perché “legittimamente c’è chi ha annunciato un proprio percorso (cioè Conte, ndr) che si è concluso solo a settembre di quest’anno”. Quindi, quello che è stato vissuto come l’ultimo ‘sgarbo’, il rilancio dell’ipotesi di un “terzo nome” fatto ieri dal leader M5s: “Vorrei esser ancora più chiara: in qualsiasi altro paese europeo non ci sarebbe stata questa discussione, perché è normale che guidi il partito che prende un voto in più. Non è egemonia, è democrazia”. I Cinque stelle non lo accettano, però, e allora “se c’è qualcuno che non riconosce questo principio democratico noi siamo disponibili e pronti anche alle primarie”. E le primarie “le faremo e le vinceremo insieme”, assicura, replicando ai tanti nel Pd che temono invece una sconfitta nei gazebo.
La leader Pd quindi ricorda a tutti – agli alleati come ai compagni di partito – che è in gioco la vittoria alle politiche e che nel 2022 Giorgia Meloni vinse solo per le divisioni del fronte progressista: “Abbiamo davanti mesi che decideranno il futuro non solo dell’Italia ma dell’Europa e abbiamo il dovere di affrontarli con senso di responsabilità, con serietà e quell’unità che abbiamo costruito insieme”. Dunque, ripete con una frase che è al tempo stesso una promessa e un avvertimento, “non faremo mai più alla destra il favore di dividerci, questo è un impegno chiaro che prendiamo con i nostri elettori. Nel 2022 le forze di alternativa si sono presentate divise, consegnarono così una maggioranza parlamentare a chi nel paese era minoranza”. Ovviamente, precisa, non basta costruire un “cartello elettorale”, ma “un’alleanza strategica”, “un progetto che esprime una visione programmatica di valori”.
E a proposito di valori, sull’Ucraina non ci si può limitare a ribadire ciascuno le proprie posizioni senza se e senza ma. “In politica estera è molto più quello che ci ha visto uniti con le altre forze di opposizione che quello che ancora ci divide”. E i temi su cui ancora non c’è intesa li “affronteremo e sono sicura che troveremo una sintesi alta”. Nello specifico, “abbiamo sempre sostenuto e continueremo a sostenere il popolo ucraino che subisce un’aggressione criminale da parte della Russia e siamo convinti che l’Europa debba rendere più chiaro il proprio impegno per una soluzione diplomatica e negoziale”.
Quindi, l’allarme finale sugli “attacchi” contro il Pd da “una parte dell’establishment” che non vuole un leader progressista a palazzo Chigi e preferirebbe le larghe intese. Parla di un “progetto costante di delegittimazione” del Pd, denuncia che “c’è qualcuno che tifa il pareggio e che pensa sempre che sarebbero meglio le larghe intese e allora forse sarebbe meglio un leader disponibile alle larghe intese. Ecco, mi dispiace deludervi, ma l’impegno che abbiamo preso con i nostri elettori è chiaro: noi andremo al governo solo vincendo le elezioni con la nostra alleanza progressista, che vi piaccia o non vi piaccia”.
Il Pd continuerà ad essere testardamente unitario, ma c’è un limite a tutto: “Generosi sì, ingenui no”. Perché al tavolo del programma non è vero che “uno vale uno” perché “siamo saldamente il primo partito di opposizione: ce lo siamo guadagnati con la fatica, con il sudore, con l’impegno a convincere le persone, una per una. Persone che ci hanno consegnato il doppio dei voti delle altre forze”.
