Fmi vede l’economia di Israele in crescita con prezzi sotto controllo

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Roma, 13 ott. (askanews) – Israele spicca come l’unico paese tra quelli direttamente o indirettamente coinvolti nel conflitto in Medioriente a mostrare indicatori macroeconomici tutti positivi, nelle ultime previsioni del Fondo monetario internazionale. Il quadro peggiore è invece di gran lunga quello dell’Iran: recessione economica e iperinflazione; ma anche diversi altri grandi esportatori di greggio del Golfo si ritrovano con cifre problematiche.

L’istituzione di Washington oggi ha pubblicato la versione aggiornata del suo Word Economic Outlook, mentre si stanno svolgendo a Bangkok le assemblee autunnali, secondo lo studio quest’anno l’economia di Israele registrerà una accelerazione della crescita al +4,5%, dopo il +3,5% del 2025, cui dovrebbe seguire un +4,4% nel 2027. L’inflazione appare sotto controllo con l’1,8% previsto quest’anno e un 2% il prossimo. Il bilancio di partite correnti è positivo per l’1,1% del Pil quest’anno e l’1,7% il prossimo, mentre il tasso di disoccupazione è atteso a livelli molto contenuti: 3,1% nel 2026 e 3,2% nel 2027.

Diametralmente opposta la fotografia per l’Iran: secondo le stime del Weo, dopo il -0,9% registrato dal Pil nel 2025 quest’anno l’economia crollerà del 7,6%, per poi mostrare un recupero solo parziale del 3,6% nel 2027. L’inflazione è attesa esplodere al 78,6% quest’anno e mantenere una dinamica acuta, con il 42%, anche nel 2027. La disoccupazione è prevista in netto aumento al 9,2% quest’anno e al 9% il prossimo.

Diversi indicatori risultano chiaramente negativi anche per altri grandi esportatori di petrolio del Golfo. Per l’Arabia Saudita il Fmi prevede una recessione del 3,3% quest’anno, cui dovrebbe seguire un consistente rimbalzo, +7,9% il prossimo; l’inflazione è sotto controllo – all’1,9% quest’anno e al 2,2% il prossimo – ma il bilancio di partite correnti è negativo, per il 3,5% del Pil su 2026 e l’1,3% su 2027.

Per gli Emirati Arabi Uniti il Fmi prevede -3,9% del Pil quest’anno, +7,7% il prossimo e inflazione al 4,5% del 2026 e al 2,5% nel 2027. Per l’Iraq, il Weo stima un crollo del Pil del 16% quest’anno cui dovrebbe seguire un rimbalzo del 19% il prossimo, inflazione al 3,5% quest’anno e al 3% del 2027. Per il Qatar -15,6% del Pil quest’anno e +18,8% del 2027, inflazione al 3,6% quest’anno e al 3,1% il prossimo. Per il Kuwait -16,7% del Pil quest’anno, +17,1% il prossimo e inflazione al 2,2% nel 2026 e 2,4% del 2027. Recessione prevista anche per il Bahrein -11,3% quest’anno con rimbalzo del 13,9% il prossimo e inflazione sotto controllo (2,2% del 2026 1,5% del 2027).

Allargando lo sguardo, i dati del Fmi rilevano problematiche anche per la Turchia, player chiave della regione, non tanto sulla crescita economica, attesa al 2,7% quest’anno e al 3,6% il prossimo, ma sull’inflazione che resterà molto sostenuta e a due cifre: 31,2% quest’anno e 26,5% il prossimo, con una disoccupazione superiore all’8%. L’alta inflazione è un problema che riguarda anche l’Egitto, la crescita è positiva: 5,1% quest’anno e 4,7% il prossimo, ma dovrà fare i conti con +13,3% dei prezzi al consumo sul 2026 e +14,8% sul 2027, secondo il Weo.

“La chiusura dello stretto di Hormuz ha causato un grave shock sull’offerta, danneggiando una rotta dalla quale transitano circa 20 milioni di barili, ovvero approssimativamente un quarto del traffico marittimo globale di petrolio che ogni giorno si muoveva prima dell’inizio del conflitto. Tuttavia la flessibilità delle forniture ha limitato quanto volume è stato effettivamente perso – rileva il Fmi -. I produttori del Golfo hanno indirizzato alcune forniture ad altri porti, mentre la produzione fuori dal Golfo è aumentata di 2 milioni di barili al giorno”.

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