Report | G20 del 2026: Regole, Forze di Mercato e la Governance dello Sviluppo Globale

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KEY TAKEAWAYS

● Il G20 è in una fase di sviluppo verso un multilateralismo più selettivo e pragmatico, oltre a coalizioni flessibili e obiettivi concreti.
● La contrazione degli aiuti allo sviluppo impone un ripensamento dei modelli di finanziamento verso la mobilitazione dei capitali privati, ma il suo coinvolgimento richiede garanzie, stabilità regolatoria, strumenti di riduzione del rischio e assistenza tecnica.
● Il futuro della governance dello sviluppo richiede nuove priorità e partenariati strategici. Per l’Italia e l’Europa, la sfida sarà trasformare strumenti come il Piano Mattei e il Global Gateway in iniziative coordinate, finanziabili e di lungo periodo.

REPORT

In un contesto internazionale segnato dalla crisi del multilateralismo e dalla crescente competizione geopolitica, il G20 continua a rappresentare uno spazio di confronto sulle principali sfide globali, pur attraversando una profonda trasformazione delle proprie modalità di funzionamento. Il progressivo spostamento degli equilibri economici e politici verso il Sud globale, insieme al crescente protagonismo delle economie emergenti e di piattaforme alternative come i BRICS, sta contribuendo alla ridefinizione della governance internazionale. Ne emerge un multilateralismo sempre più selettivo, pragmatico e a geometria variabile, nel quale la cooperazione continua a svilupparsi anche tra attori portatori di interessi strategici divergenti.

La presidenza statunitense del G20 segna una discontinuità rispetto alle precedenti presidenze, soprattutto sul piano della cooperazione allo sviluppo. Mentre Indonesia, India, Brasile e Sudafrica avevano attribuito particolare centralità agli aiuti internazionali, alla riforma dell’architettura finanziaria e alla lotta contro povertà e disuguaglianze, l’agenda americana privilegia crescita economica, competitività, deregolamentazione, sicurezza energetica e innovazione tecnologica: la sospensione di gran parte dei tradizionali meccanismi di coordinamento del G20 riflette un cambiamento strutturale, che difficilmente consentirà un semplice ritorno alle precedenti modalità di cooperazione.

Questa evoluzione si accompagna a una significativa contrazione degli aiuti pubblici allo sviluppo. Secondo i dati preliminari OCSE richiamati durante il dibattito, i flussi hanno registrato una riduzione del 23% rispetto al 2024, attribuibile per circa il 57% agli Stati Uniti, anche a seguito della chiusura di USAID. Parallelamente, emergono nuovi attori, tra cui Emirati Arabi Uniti, Turchia e Qatar, mentre l’attenzione si sposta progressivamente verso grandi progetti infrastrutturali e strumenti finanziari capaci di mobilitare capitali privati. Ma la riduzione delle risorse pubbliche non è stata finora compensata da un corrispondente aumento degli investimenti privati, e diventa quindi essenziale costruire condizioni favorevoli agli investimenti attraverso quadri regolatori stabili, strumenti di garanzia, meccanismi di riduzione del rischio e assistenza tecnica.

In questo scenario le banche pubbliche di sviluppo assumono un ruolo centrale nel mantenere forme stabili di coordinamento internazionale. Attraverso il D20 e iniziative analoghe nel G7, l’obiettivo sarebbe di favorire l’allineamento delle politiche di investimento di lungo periodo e la realizzazione di operazioni finanziarie congiunte, con particolare attenzione alle infrastrutture strategiche, alla resilienza climatica e agricola e alle nuove tecnologie. Un esempio concreto è il Corridoio di Lobito, iniziativa che coinvolge Angola, Repubblica Democratica del Congo e Zambia e riunisce Stati Uniti, Unione europea e istituzioni finanziarie multilaterali, anche attraverso il Global Gateway e il Piano Mattei. Qui, l’Italia, tramite CDP e SACE, ha contribuito alla mobilitazione di 250 milioni di euro, e ha dimostrato che la cooperazione multilaterale può continuare a produrre risultati concreti anche in presenza di interessi geopolitici differenti.

Accanto al finanziamento, emerge la necessità di tradurre gli impegni politici internazionali in progetti effettivamente realizzabili. In questa direzione si inserisce il ruolo dell’UNDP, che contribuisce a garantire continuità tra le diverse presidenze del G7 e del G20 e a rafforzare il coordinamento tra governi, istituzioni finanziarie e attori locali. La collaborazione con il sistema Italia ha portato, tra le altre iniziative, allo sviluppo della piattaforma PISTA, attraverso cui circa 20 milioni di euro destinati all’assistenza tecnica hanno consentito di sbloccare circa 200 milioni di finanziamenti. Il progressivo rafforzamento del partenariato tra Italia e UNDP ha inoltre condotto alla decisione di trasformare l’ufficio di Roma in un centro globale per la crescita e gli investimenti.

Il contributo del settore privato trova un’applicazione concreta nel programma Eni for Clean Cooking, avviato nel 2018 nell’Africa subsahariana per ampliare l’accesso a sistemi di cottura più puliti. L’iniziativa, finanziata attraverso un modello basato sui crediti di carbonio, aveva raggiunto oltre 5 milioni di persone a settembre 2026, con l’obiettivo di superare i 20 milioni entro il 2030. Oltre ai benefici ambientali e sanitari, il programma valorizza la produzione locale e la formazione delle comunità e punta alla creazione di filiere economicamente sostenibili. Restano tuttavia criticità legate all’accesso al credito, alla carenza di infrastrutture e al limitato potere d’acquisto delle famiglie, che rendono necessario un coordinamento duraturo tra attori pubblici, privati e territoriali.

La dimensione geopolitica di queste trasformazioni emerge anche nell’invito di Kazakistan e Uzbekistan al G20 statunitense. La crescente rilevanza dell’Asia centrale deriva non soltanto dalle sue risorse energetiche e minerarie, ma anche dalla posizione strategica tra Russia e Cina. Il Middle Corridor rappresenta una direttrice infrastrutturale alternativa alle rotte tradizionali, attirando l’interesse di Stati Uniti, Unione europea, Cina e Turchia. Per l’Italia si aprono opportunità nei settori energetico e infrastrutturale, purché accompagnate da partnership strategiche, progetti finanziabili e un approccio che riconosca i Paesi della regione come partner attivi. In questo ambito, il Global Gateway costituisce uno strumento rilevante, sebbene le iniziative europee risentano ancora di una certa frammentazione.

Il confronto ha infine richiamato tre questioni fondamentali per il futuro della cooperazione internazionale: la sostenibilità del debito nei Paesi del Sud globale, la riforma della governance delle istituzioni di Bretton Woods e la definizione dell’agenda di sviluppo post-2030. Considerati i progressi limitati nel raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile e la crescente scarsità di risorse, è stata prospettata una possibile concentrazione su priorità più circoscritte, tra cui assistenza umanitaria, sostegno ai Paesi fragili e tutela dei beni pubblici globali.

LE IMMAGINI DELLA TAVOLA ROTONDA AL CENTRO STUDI AMERICANI

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