Morto a 83 anni Sandro Mazzola, leggenda dell’Inter di Herrera
Milano, 19 set. (askanews) – “FC Internazionale Milano, il suo presidente Giuseppe Marotta, il Vice President Javier Zanetti, l’allenatore Cristian Chivu e il suo staff, i calciatori e tutto il mondo Inter si uniscono con profonda commozione al cordoglio per la scomparsa di Sandro Mazzola, leggenda nerazzurra e del calcio mondiale e, nel ricordarlo, abbracciano i suoi familiari”. Con queste parole il club nerazzurro ha annunciato la scomparsa a 83 anni del suo leggendario ex capitano dei tempi di Helenio Herrera.
“È stato uno dei più grandi calciatori della storia. Non solo di quella nerazzurra. Lui è stato la storia dell’Inter: ci è entrato da ragazzino e non ci è più uscito. Sulle spalle un fardello pesante, il ricordo di un papà che pareva invincibile. Nel destino, due leggendari nerazzurri che di fatto lo cresceranno, accompagnandolo nel percorso della storia” ha aggiunto il club ricordando il papà Valentino, perso nella strage di Superga, quella del Grande Torino quando sandro aveva sei anni, e Giuseppe Meazza che lo crebbe tecnicamente insieme a Benito Lorenzi.
Uno dei giocatori più iconici e leggendari della storia nerazzurra, Mazzola ha firmato con una doppietta la prima Coppa dei Campioni del Club nel 1964. Nel suo palmares ci sono 4 campionati, 2 Coppe dei Campioni, 2 Coppe Intercontinentali, un titolo di capocannoniere in Italia nel 1965 (17 gol), uno in Champions nel 1964 (7 gol) e un secondo posto nel Pallone d’Oro 1971 dietro a Johan Cruyff.
“Con la scomparsa di Sandro Mazzola, perdiamo un grande campione e una delle figure più amate nella storia del calcio italiano. Leggenda dell’Inter e degli Azzurri campioni d’Europa nel 1968, ha fatto gioire e appassionare generazioni di italiani, lasciando un segno indelebile nella nostra Nazione. La sua eredità sportiva si aggiunge a quella del padre Valentino, capitano del Grande Torino e scomparso nella tragedia di Superga. Alla sua famiglia, a tutti i suoi affetti e ai tifosi, le mie più sentite condoglianze”. E’ quanto scrive la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sui suoi social.
“La scomparsa di Sandro Mazzola lascia un vuoto profondo nel calcio italiano. Se ne va una leggenda, un campione straordinario che ha scritto pagine indimenticabili della storia dello sport e che ha saputo entrare nel cuore di intere generazioni. Sandro Mazzola è stato una bandiera dell’Inter, che ha contribuito a rendere grande con il suo talento, la sua classe e le sue straordinarie qualità. Con la maglia nerazzurra ha conquistato quattro scudetti e due Coppe dei Campioni, diventando uno dei simboli più autentici e amati della storia del club”. E’ quanto scrive sui social il presidente del Senato Ignazio La Russa. “Il suo ricordo suscita anche un sentimento personale, legato ai tanti momenti, ai ricordi e alle emozioni che ha regalato a chi ha amato il calcio e, in particolare, a chi ha visto in lui l’incarnazione di un’Inter leggendaria. La sua eleganza in campo, il suo talento e il suo attaccamento a quei colori resteranno per sempre nella memoria degli sportivi. Alla sua famiglia e ai suoi cari rivolgo le mie più sentite condoglianze. Ciao Sandro, bandiera eterna”, conclude.
“Il futuro lo dobbiamo costruire facendo tesoro del passato, delle esperienze, dei grandi esempi come Sandro Mazzola. Il nostro calcio si deve risollevare ridando spazio e opportunità al talento che c’è: un sistema che si è involuto sta mortificando i giovani, che ci sono e che i club di Serie A non vogliono o non sanno valorizzare fino in fondo”. Così il ministro dello Sport, Andrea Abodi, intervenendo a Fenix, la festa di Gioventù Nazionale a Roma.
Sui social il leader M5s Giuseppe Conte: “Ai giovani dico: abbiate sogni, credeteci e sacrificatevi. E agli adulti: date le opportunità che furono date a me da ragazzo’. Ciao Sandro Mazzola. Ciao leggenda”.
Il presidente Giovanni Malagò e la Figc si sono uniti al cordoglio dei familiari di Sandro Mazzola, “uno dei campioni più amati del nostro calcio” si legge in un comunicato. “In sua memoria verrà osservato un minuto di raccoglimento in occasione delle gare di tutte le competizioni in programma nel fine settimana”. Bandiere a mezz’asta nella sede della Figc a Roma e al centro tecnico federale di Coverciano. “La scomparsa di Sandro Mazzola – dichiara il presidente federale Giovanni Malagò – è un dolore profondo per me e per tutto il calcio italiano. Se ne va una leggenda, una delle figure che hanno contribuito a rendere grande il nostro calcio nel mondo. Sandro è stato una bandiera, un capitano, un campione capace di attraversare un’epoca e di diventare memoria collettiva. Il figlio di Valentino che ha saputo trasformare un cognome immenso in una storia altrettanto grande, costruita con talento, personalità, coraggio e una straordinaria umanità. Mi piace pensare che abbia finalmente ritrovato suo padre e quei campioni con cui ha condiviso una delle pagine più belle del calcio italiano”.
“Prima di tutto era un avversario importante perché giocava nell’altra squadra di Milano ma poi invece avevamo un grande rapporto di amicizia” sono le parole di Gianni Rivera per ricordare Sandro Mazzola ai microfoni di Radio1 Rai. “Giocavamo insieme in Nazionale, c’è stato un periodo che hanno preferito farci giocare nel modo alternativo e non l’abbiamo capito nessuno dei due”. Rivera rivela anche il loro rapporto: “Pur essendo interista e giocando con una squadra diversa dalla mia, abbiamo avuto un grande rapporto, abbiamo istituito l’Associazione Calciatori, abbiamo preparato il terreno per migliorare la vita dei calciatori. Avevamo un grande rispetto l’uno per l’altro”. E poi chiosa: “In Nazionale abbiamo sempre giocato insieme, ma in Messico pareva fosse impossibile. Perché? E chi lo sa, vai a capire la testa. Io non sono mai stato nella testa degli altri. Ma era inevitabile che succedesse, era giustificato perché lui giocava nell’Inter e io nel Milan, però avevamo caratteristiche talmente diverse che potevamo benissimo giocare insieme. Come ho detto, abbiamo giocato insieme i Mondiali precedenti e quelli successivi, in Messico sembrava non fosse proprio possibile”.
