Roma, a San Francesco a Ripa Grande restauri nella Cella del Santo

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Roma, 20 ott. (askanews) – Nel convento di San Francesco a Ripa Grande, nel cuore di Trastevere, la Cella del santo di Assisi è uno dei luoghi più significativi della memoria francescana a Roma. In occasione dell’ottavo centenario della morte del santo, la Soprintendenza Speciale di Roma, diretta da Daniela Porro, ha promosso e realizzato un intervento sul patrimonio storico-artistico custodito nella Cella dove l’assisiate ha soggiornato durante i suoi viaggi a Roma.

“Nell’anno dell’ottavo centenario della morte di San Francesco, questo intervento assume un particolare significato perché restituisce l’attenzione a uno dei luoghi romani più strettamente legati alla memoria del santo – dichiara Daniela Porro, Soprintendente Speciale di Roma – una operazione resa possibile dalla collaborazione della Soprintendenza con il Fondo Edifici di Culto e i Mecenati Roman Heritage che hanno finanziato il restauro: la conclusione dei lavori e la presentazione pubblica dei risultati rappresentano un’occasione per rendere più leggibile e accessibile il valore storico, artistico e devozionale di questo spazio, favorendone una più ampia conoscenza”.

Le attività hanno riguardato il restauro dei cinquanta reliquiari in lamina d’argento della famiglia francescana, interessati da fenomeni di ossidazione e corrosione, e la manutenzione della grande macchina d’altare lignea che li accoglie.

“La Chiesa di San Francesco a Ripa grande nel cuore di Trastevere è il luogo che conserva più di altri a Roma la presenza del Santo d’Assisi e ne è custode della sua devozione. Per questo motivo, secondo Ugo Pierucci, presidente dei Mecenati Roman Heritage – abbiamo accolto con entusiasmo il prezioso progetto di restauro della sua Cella all’interno della Chiesa. Un intervento perpetua la virtuosa collaborazione tra il pubblico e i Mecenati nel preservare e valorizzare il patrimonio artistico di Roma, impreziosito dal patrocinio ottenuto da parte del Comitato Nazionale per l’ottavo centenario della morte di San Francesco”.

L’intervento integrato di restauro, manutenzione e approfondimento conoscitivo è stato progettato da Alessandra Acconci, storica dell’arte della Soprintendenza Speciale di Roma che ne ha curato anche la direzione scientifica: “L’obiettivo è stato quello di considerare la Cella nel suo insieme: non una semplice raccolta di singole opere, ma uno spazio unitario, nel quale arredi, immagini e testimonianze devozionali concorrono a raccontarne la storia. L’intervento, che ha messo in relazione conservazione, ricerca e valorizzazione, ci ha permesso di ricomporre questa lettura complessiva e di restituire pienamente il valore di un luogo che conserva intatta la sua forte identità storica e devozionale”.

A queste operazioni si sono affiancate indagini diagnostiche sulle icone di san Ludovico di Tolosa e sant’Antonio da Padova, finalizzate ad approfondirne le tecniche esecutive e le caratteristiche materiche. L’intero progetto è stato realizzato in collaborazione con il FEC – Fondo Edifici di Culto, proprietario del complesso, con il sostegno dell’Associazione Mecenati Roman Heritage ETS attraverso una sponsorizzazione tecnica.

La tradizione vuole che Francesco vi abbia soggiornato durante le sue visite a Roma per i suoi non facili incontri con il pontefice Innocenzo III, accolto nell’allora ospizio di San Biagio, tenuto dai Benedettini di Ripa Grande. Il piccolo ambiente conserva ancora elementi che rimandano alla sua originaria semplicità, insieme ad arredi e suppellettili che nei secoli ne hanno consolidato il carattere di luogo di culto e devozione.

Nota già all’inizio del Cinquecento come sacrario, elevata a santuario da Clemente VIII, la Cella assunse l’assetto attuale tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento. La parete di fondo è interamente coperta da una macchina d’altare lignea realizzata da Bernardino da Jesi, durante i lavori promossi dal cardinale Ranuccio Pallavicini.

Nell’altare sono inseriti 50 reliquiari in lamina d’argento dei santi della famiglia francescana, che compongono idealmente un grande albero dell’Ordine. Di particolare rilievo è inoltre il nucleo delle icone francescane. La tavola con il Ritratto di san Francesco, dipinta a tempera e foglia d’oro firmata da Margarito d’Arezzo, databile al Duecento costituisce una delle più antiche immagini del Santo. A essa si affiancano le tavolette con sant’Antonio da Padova e san Ludovico da Tolosa, attribuite a Lello da Orvieto, datate intorno al 1325.

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