Al pittore parmigiano Giovanni Lanfranco (1582–1647) viene affidata la decorazione delle due sale che precedono la Galleria. La più settentrionale delle due è affrescata con la scena Giuseppe interpreta i sogni in prigione in cui, per creare una continuità visiva, le vesti di Giuseppe sono le stesse del dipinto precedente che lo vede assieme alla moglie di Potifar.
L’ambiente ombroso della cella e i risalti luministici, che rievocano le suggestioni della Liberazione di San Pietro nelle Stanze Vaticane, definiscono una scena dominata da un’atmosfera chiaroscurale paracaravaggesca, sempre filtrata attraverso le cromie della pittura emiliana. Alle spalle della sala, rivolte verso il cortile interno, corrispondono due stanze minori: una originariamente affrescata dal Lanfranco con una scena di Elia sul carro di fuoco (perduta) e la successiva, risalendo verso il salone, affrescata da un altro pittore parmigiano, Sisto Badalocchio (1585-1647 ca.), con la scena di Giuseppe che interpreta i sogni del Faraone. La stanza è stata successivamente rivestita da stucchi e da un impaginato continuo di paraste trattate a finto marmo e variamente frammentate da cornici indorate che ospitano specchi e una ricca collezione di disegni di figura e vedute urbane e rurali. La volta è stata completata da affreschi in chiaroscuro che simulano partiture desunte dalla stagione barocca romana.


