Macchie di inchiostro e anime di carta

di Sara Ammenti per The Romaner

“…Non hanno un nome queste stanze, negli anni hanno avuto numeri o appellativi di vario genere dovuti a chi le ha abitate o all’uso che se ne faceva, ma per me sì, ognuna ha un nome e un carattere proprio, al punto
che potrei riconoscerle a occhi chiusi.
La prima è la stanza del catalogo, così detta per la presenza del maestoso catalogo a stampa di legno, con tutti quei cassettini che nessuno consulta più da anni, per via del nuovo e più funzionale catalogo elettronico.
Nuovo, più funzionale, interattivo, digitale….ma vuoi mettere il fascino e l’eleganza di quel mobile color miele, con le schede battute a macchina, le etichette di metallo, le macchie scure lasciate da migliaia di dita curiose intente a cercare risposte, in un tempo non troppo lontano quando anche cercare era parte delle proprie giornate di studio e i minuti diventavano ore
e le ore passavano silenziose…”

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