Il CSA per il Giorno della Memoria 2024

In occasione del Giorno della Memoria 2024, il Centro Studi Americani intende ricordare la figura di Paolo Milano (1904-1988), uno fra i molti intellettuali ebrei italiani colpiti dalle leggi razziste varate dal governo fascista nel 1938 e costretti a lasciare l’Italia per poter continuare a vivere e lavorare liberamente. Rientrato definitivamente in Italia nella seconda metà degli anni ’50, Milano fu per trent’anni il critico letterario del settimanale «L’Espresso» e una voce significativa del dibattito culturale fra le due sponde dell’Atlantico. Nel 1947 Saul Bellow, poi insignito del premio Nobel per la Letteratura nel 1976, gli dedicò il suo romanzo The Victim.

 

Cenni biografici

Nato a Roma nel 1904, Milano si laureò in giurisprudenza per volere della famiglia, ma si dedicò ben presto alle sue due passioni: la letteratura e il teatro. Nel 1922, con l’aiuto del conte Mario Ferrari e di sua moglie, fondò a Roma il Teatro di Villa Ferrari, dove assunse il ruolo di autore di testi satirici, regista e attore; in quel piccolo teatro per la prima volta in Italia vennero messi in scena Strindberg e O’Neill. I primi interessi letterari del giovane Paolo Milano furono rivolti alla letteratura tedesca; nel 1930 pubblicò per la casa editrice di Angelo Fortunato Formiggini un profilo critico dello scrittore Gotthold E. Lessing, uno dei più importanti esponenti dell’Illuminismo letterario e filosofico tedesco. Dal 1932 al 1936 fu caporedattore della rivista teatrale «Scenario», diretta dal critico Silvio d’Amico. In quegli anni Milano collaborò con alcune fra le migliori riviste teatrali e letterarie, tra cui «Pan» di Ugo Ojetti e «Leonardo» di Luigi Russo; su «Italia letteraria» dal 1931 al 1935 tenne la rubrica di critica drammatica.

Con l’emanazione della legislazione antiebraica, Milano fu costretto a interrompere la sua attività; con la moglie Rachel Epstein, sposata nel 1933, decise di lasciare l’Italia. La coppia si stabilì prima in Svizzera, poi in Francia, quindi – nel 1940 – negli Stati Uniti. Paolo Milano rimase negli USA per quindici anni, insegnando Storia del teatro alla New School for Social Research di New York, poi Lingue romanze e letteratura comparata al Queens College; in America collaborò con importanti giornali e periodici letterari, tra cui «Partisan Review», «New York Times Book Review», «Theatre Arts», «The Nation» e «The New Republic».

Nel 1944 lo scrittore mise in cantiere, con il sostegno della Fondazione Rockefeller, un vasto progetto antologico e di commento per far conoscere la letteratura statunitense in Italia. Il progetto venne poi modificato e trasformato in un approfondimento su due autori fondamentali, Walt Whitman e Henry James, a cui avrebbe dovuto far seguito un terzo contributo, dedicato alla letteratura americana contemporanea.

Nel 1947 Paolo Milano tornò per la prima volta in Italia dopo la caduta del fascismo e riuscì ad accordarsi con la Mondadori per la pubblicazione del suo libro su James, che uscì nel 1948 con il titolo Henry James, o il proscritto volontario. Fu l’unica parte del suo progetto a vedere la luce.

Nel 1949 Milano tornò nuovamente in Italia: su invito di Mario Praz, professore di Letteratura inglese all’Università Sapienza, trascorse l’anno accademico 1949-1950 a Roma, come visiting professor della Fondazione Fulbright. In quest’occasione, dal novembre 1949 al maggio 1950, Milano tenne un seminario presso l’Associazione Italo-Americana, in via Michelangelo Caetani, dove durante il periodo fascista era stato istituito il Centro Italiano di Studi Americani. Alla fine della seconda guerra mondiale il CISA venne commissariato, e le attività furono riprese dall’AIA. Nel 1963 venne formalmente costituito l’attuale Centro Studi Americani, che nel 2023 ha festeggiato il suo sessantesimo anno di attività.

Il ciclo di trentacinque lezioni tenute da Paolo Milano aveva il titolo provvisorio L’età di Whitman e avrebbe dovuto essere pubblicato come seconda parte del suo progetto sulla letteratura americana. Ma il dattiloscritto («Resoconto stenografico abborracciato e manchevolissimo» lo definì l’autore stesso in un’annotazione apposta sulla prima pagina del documento) rimase inedito. Nel gennaio 2023, in occasione della presentazione del volume di Valerio Angeletti e Franco Baldasso, “L’età di Whitman” e l’esilio. L’America inedita di Paolo Milano, pubblicato dalla casa editrice Mimesis e che raccoglie una selezione di brani tratti da quelle lezioni, il dattiloscritto originale con le annotazioni manoscritte di Milano è stato donato per gentile disposizione del figlio del critico, Andrew Milano, alla Biblioteca del Centro Studi Americani.

Il CSA è molto lieto che il testo inedito di «una delle voci più cosmopolite della cultura italiana» (come Laura Lilli definì l’amico Paolo Milano nel necrologio pubblicato il 3 aprile 1988 su «La Repubblica») abbia trovato il suo posto nel proprio Archivio storico, a testimonianza di una lunga e approfondita riflessione critica sulla letteratura e la cultura americana, sui legami con quella europea e italiana e sul ruolo degli intellettuali.

Riferimenti bibliografici:

Valerio Angeletti, Rehumanizing the World. Paolo Milano’s Transatlantic Cultural Politics, «Journal of Modern Italian Studies» (2024), DOI: 10.1080/1354571X.2023.2292410

Valerio Angeletti, Franco Baldasso, “L’età di Whitman” e l’esilio. L’America inedita di Paolo Milano, Milano-Udine, Mimesis, 2022.

Franco Baldasso, “Escape from Reality” and Secularization. Paolo Milano and New York, in Exile and Creativity. An Anthology, edited by Alessandro Cassin, New York, Center Primo Levi Editions, 2020, pp. 159-189.

Lino Belleggia, Lettore di professione fra Italia e Stati Uniti. Saggio su Paolo Milano, Roma, Bulzoni, 2000.

Laura Lilli, E’ morto Paolo Milano, «la Repubblica» 3 aprile 1988, p. 23.

Paolo Milano, Il lettore di professione, Milano, Feltrinelli, 1960.

Id., Note in margine a una vita assente, a cura di Laura Gonsalez, Milano, Adelphi, 1991.

Id., Racconto newyorchese, a cura di Laura Gonsalez, Ripatransone, Sestante, 1993.

 

Testo di Annalisa Capristo (Biblioteca Centro Studi Americani)

 

 

 

 

 

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